mercoledì 14 giugno 2017

Viviana Leo: il filo magico che lega alla scrittura


Credete nella magia dell’amore a prima pagina? Succede solo coi libri scritti col cuore di iniziare a leggerli quasi per caso e ritrovarsi, qualche ora dopo, a sentirne già la mancanza, perché li abbiamo divorati tutto d’un fiato. La magia è senza dubbio un ingrediente importante delle storie di Viviana Leo, soprattutto nel suo ultimo libro, “Questo piccolo grande errore”, Newton Compton, perché è proprio da uno stravagante incantesimo che tutto ha inizio. Ma, anche quando non è la magia a dare il via ai suoi romanzi, Viviana Leo riesce a creare la giusta atmosfera per incantare i suoi lettori, legandoli a sé con quello stesso invisibile filo rosso che lega Lucy e Steven, i protagonisti del suo ultimo libro.
Lucy è una ragazza come tante, piena di insicurezze e con qualche rotondità che, però, non le impedisce di andare a divertirsi con le amiche. Ed è proprio dopo una serata in discoteca che hanno inizio una serie di eventi così incredibili, da sembrare solo frutto della fantasia. Lucy, infatti, si sveglia nel letto di Steven Darrin, un famoso attore per il quale ha un debole da sempre e, come se non bastasse, i due solo legati da un sottile filo rosso che solo loro sembrano poter vedere e che non riescono a tagliare in nessun modo. Come è stato possibile? E cosa fare per rimediare? Sembra proprio che neppure il mago al quale Lucy ha fatto visita per gioco la sera precedente possa spezzare l’incantesimo. Chissà che, tra una peripezia e l’altra, non sia l’occasione per Lucy e Steven di scoprire lati inaspettati delle reciproche personalità, fino a capire che l’amore è più imprevedibile della magia stessa.
Lucy non è il solo personaggio del quale vi innamorerete: Alice e Lisa, infatti, protagoniste rispettivamente di “Fammi dimenticare la pioggia” e “Sei solo mio”, entrambi editi da Newton Compton, sono molto diverse tra loro, ma rispecchiano la crescita di un’autrice ormai pronta per affrontare temi sempre più complessi, accanto all’amore e all’amicizia.
Eclettica, romantica e determinata, Viviana Leo ha il pregio di saper mettere su carta storie semplici che riescono a far sorridere, regalando quelle emozioni che si provano solo quando un personaggio nel quale è facile immedesimarsi, realizza un sogno, trova un amore o si rende conto che, anche nelle avversità, un pizzico di dolcezza fa vedere tutto più rosa.



Emozione, passione e un pizzico di magia: tre elementi che, in modi diversi e sempre nuovi, contraddistinguono le tue storie. Da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autrice sei: segui l’ispirazione a qualunque ora del giorno o hai un metodo ben preciso al quale non sai rinunciare?

La mia esigenza di scrivere nasce da dentro ed è difficile da spiegare, è come un fuoco che mi scorre nelle vene e ha bisogno di essere liberato attraverso la tastiera del pc. Ecco, non riesco a trovare paragone migliore. Io di solito seguo l’ispirazione, ovvero accendo il computer, apro il file Word e spero che le parole vengano. Se non lo fanno, ascolto musica per un po’ e riprovo. Se ancora non succede nulla, spengo il pc e faccio una passeggiata immersa nella natura. Di solito questo metodo mi aiuta molto. Ma no, non ho degli schemi. La scrittura è prima di tutto passione e credo che la passione non possa essere imprigionata in qualcosa di rigido e schematico.

Di sicuro le storie d’amore non passano mai di moda. A cosa è dovuto, secondo te, l’enorme successo del rosa in tutte le sue sfaccettature? Come mai hai deciso di dedicarti a questo genere così fortunato e cosa ti caratterizza?

Credo che la maggior parte di noi abbia bisogno di un pizzico di romanticismo che colori le giornate, soprattutto perché si sente il bisogno di sognare. Non ricordo chi ha detto la frase: “Gli uomini di carta sono migliori di quelli di carne” e, anche se triste, temo sia vero. Nei libri possiamo cercare la perfezione che nella realtà non troviamo o che speriamo di trovare, o desiderare di essere qualcuno che non siamo. In fondo cosa c’è di male? Tanto poi ci pensa la realtà a riportarci con i piedi per terra, ricordandoci che la perfezione non esiste! A me il rosa è sempre piaciuto, sia leggerlo che scriverlo, ecco perché ho deciso di trattare questo genere. Quello che mi caratterizza? Non so, forse il fatto che i miei protagonisti siano persone normali. Nessun miliardario, nessun super uomo o super donna, solo ragazzi con i loro pregi e i loro difetti.  


Lucy, Alice e Lisa: le protagoniste dei tuoi romanzi sono ragazze molto diverse tra loro che, però, hanno in comune la perseveranza nel voler realizzare i loro sogni. Come le definiresti? In generale, come delinei i personaggi delle tue storie e le vicende che li coinvolgono?

Le definirei sicuramente testarde, perché tutte e tre sanno quello che vogliono, sanno come sono e non hanno problemi a cacciare le unghie quando serve.
I miei personaggi di solito nascono nella mia testa da qualche episodio che mi accade nella realtà o dai racconti della gente, la stessa cosa accade per quanto riguarda le vicende che ruotano attorno a loro. Sono una che ama ascoltare e mettere su carta…

Per saper scrivere bene occorre, senza dubbio, leggere tanto. Quali sono i tuoi autori e autrici di riferimento? Se avessi una macchina del tempo quale grande scrittore del passato ti piacerebbe incontrare e perché?

Avendo studiato Lettere sono partita dai classici, per poi arrivare ai contemporanei. Tra questi adoro Gabriel García Márquez, Patricia Cornwell, L. Hamilton, Amabile Giusti, Sara Pratesi, Laura Pellegrini, Fabiana Andreozzi, Alessia Cucé e tantissimi altri. Leggo davvero molto, sarebbe impossibile citarli tutti!
Mi piacerebbe tantissimo incontrare Dante, perché ho adorato la Divina Commedia e amo il fiorentino, quindi sarei felice di parlare con lui di letteratura. Un sogno!


A cosa stai lavorando attualmente? Raccontati quali sono i tuoi programmi per il futuro.


Attualmente sto lavorando a un libro molto più impegnativo rispetto ai miei precedenti, perché tratta la violenza sulle donne, in particolare la violenza domestica. Non so se vedrà mai la luce, ma lo sto scrivendo, poi si vedrà. I miei programmi per il futuro sono uguali a quelli di qualche anno fa: scrivere, scrivere e scrivere, impegnandomi a migliorare ogni giorno di più. Spero di riuscirci, perché la scrittura è la mia vita e ho intenzione di proseguire questa strada.

mercoledì 7 giugno 2017

Costantino D’Orazio: viaggio tra Storia dell’Arte e Narrativa


Il connubio tra Storia dell’Arte e Narrativa è una delle forme di storytelling più interessanti e sorprendenti che la letteratura di genere abbia sperimentato negli ultimi anni. Può sembrare un’affermazione azzardata, visto che opere d’arte e monumenti sono da sempre muti protagonisti di grandi romanzi, attorno ai quali ruotano vicende che hanno fatto la Storia della nostra Letteratura, ma la risonanza che questo espediente sta avendo sui grandi numeri dei gruppi editoriali di tutto il mondo ha avuto un aumento vertiginoso, almeno da quando un noto scrittore statunitense ha deciso di mettersi a studiare le opere di Leonardo Da Vinci e di costruirci attorno un mistero da risolvere. O meglio, da quando hanno deciso di farci un film con un ancor più noto attore statunitense.
Ma lasciamo da parte paragoni audaci. Una cosa è certa: da sempre, quando un’opera d’arte è protagonista di un intreccio di fantasia scritto con passione, è impossibile non rimanerne stregati sin dalle prime pagine. Che si tratti di un mistery o di un romance poco importa. E quando a scrivere è qualcuno competente, che di Arte ne capisce davvero e quindi ha tutte le carte in regola per mettere la cultura a servizio della fantasia, questa unione magica è irresistibile.
È esattamente questo che accade appena si inizia a leggere “Ma liberaci dal male”, Sperling & Kupfer, il primo romanzo dello Storico dell’Arte Costantino D’Orazio.
Dopo averci deliziati con le sue monografie dedicate a Caravaggio, Leonardo e Raffaello, caratterizzate da uno stile semplice e colloquiale, ma puntuale e attento, in grado di far entrare i lettori nel cuore della poetica più profonda di questi artisti così complessi, Costantino D’Orazio si è cimentato con una storia di fantasia che, però, ruota attorno agli affreschi della cosiddetta Aula Gotica dei Ss. Quattro Coronati, recentemente scoperta. La protagonista della storia, l’ingenua, ma curiosa Virginia si rende conto che all’interno di questo ambiente così ricco di fascino, accadono cose impensabili, che, pian piano sarà lei stessa a svelare al lettore, in un crescendo di emozioni.
Chi, oltre ad averne apprezzato i saggi e i programmi televisivi, abbia avuto il piacere di ascoltare dal vivo Costantino D’Orazio durante una delle sue lezioni o delle sue visite guidate, sa bene la grande capacità dell’autore di trasmettere coinvolgimento e interesse verso le storie che racconta e non faticherà a riconoscere anche in questo romanzo l’entusiasmo che ne contraddistingue la penna, vibrante, ma delicata, e la costruzione, solida, ma sufficientemente originale.
Virginia, l’eroina protagonista del romanzo, è una giovane coraggiosa e determinata. Non è una fede profonda a spingerla a ritirarsi in Convento, ma la ricerca del proprio posto nel mondo, nel tentativo di mettere freno al suo stesso temperamento tormentato. Tuttavia alcuni strani segnali delle monache turbano la sua nuova vita all’interno delle mura della Basilica, tra preghiera e silenzio. Solo la passione di Virginia per la Storia dell’Arte continua a farla sentire viva e, quando grazie all’aiuto del misterioso Andrea, un giovane in apparente ritiro spirituale, verrà a conoscenza di una stanza affrescata celata all’interno del Convento, dove accadono cose insolite, le vite di entrambi saranno destinate a cambiare per sempre, in un crescendo di trepidazione, fino a un epilogo imprevedibile.



Uno Storico dell’Arte prestato alla Narrativa, anche se, in fin dei conti, non sei riuscito a stare troppo lontano del tuo mondo neppure questa volta! Come nasce l’esigenza di scrivere “Ma liberaci dal male”, Sperling & Kupfer, un romanzo che ha tra i suoi protagonisti soprattutto gli affreschi dell’Aula Gotica dei Ss. Quattro Coronati? Cosa ti ha ispirato durante la stesura?

Io sono affascinato dal dubbio e dalla scoperta, due elementi che spesso convivono nell'Arte. Direi che cerco soprattutto quelle opere che suscitano domande e non danno risposte sempre chiare e definite. Una qualità che troviamo sia nell'arte antica, che in quella contemporanea.
Gli affreschi nascosti all'interno del Monastero dei Ss. Quattro Coronati sono ancora oggi un vero enigma. Mi sono parsi subito un soggetto che non avrei potuto esaurire con un saggio, perché avrei tradito il loro fascino e la loro identità. Così ho pensato che un'avventura fosse il modo migliore per farli conoscere.


Dopo numerosi saggi, facciamo un bilancio di questa prima esperienza da romanziere: che autore sei? Come definiresti Virginia, la protagonista della storia, e in che modo hai costruito tutti gli altri personaggi di fantasia? Pensi che tornerai a cimentarti con la narrativa in futuro?

Sono un autore onnivoro, se così si può dire. Credo di aver attinto da tanti generi per questo romanzo: il thriller, il giallo, il romanzo di formazione, l'avventura, il dramma... la verità è che credo che, per il momento, sia prematuro trarre un bilancio da questa esperienza...
Virginia mi ha permesso di mettermi nei panni di tutti quegli appassionati d'arte che guardano le opere spinti dalle loro emozioni, senza avere il filtro, spesso micidiale, della conoscenza. È attratta dagli affreschi, ma non sa come collocarli nella storia. In lei rivedo tante persone a cui parlo tutti i giorni, curiose, interessate e libere di interpretare l'arte con il proprio cuore.
Se tornerò a dedicarmi alla narrativa? Esiste già un'altra storia, ma non so se e quando diventerà un libro.

L’arte in Tv: se ne parla abbastanza e nel modo giusto? Essendo tra i divulgatori più amati del settore, pensi che bisognerebbe dedicare più spazio a questi temi, soprattutto in un Paese ricco di Storia come il nostro? E come?

Senza dubbio bisognerebbe dedicare più spazio all’arte in televisione. Bisognerebbe però investire in programmi culturali con mezzi adeguati, come quelli degli Angela. Altrimenti, il rischio è sempre quello di proporre un'offerta poco competitiva e attraente. La televisione è uno strumento con un proprio linguaggio, che non può essere tradito.
In Italia, purtroppo, sono ancora molto rare queste occasioni.



Raccontaci il tuo percorso come Curatore del MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma: c’è un episodio, un aneddoto, una storia che è rimasta particolarmente impressa nel tuo cuore di uomo, oltre che di studioso?

Ogni volta che incontro Marisa Merz, eccezionale artista a cui abbiamo dedicato una commovente mostra al Macro, per me è un'esperienza straordinaria. Il regalo più prezioso che questo lavoro meraviglioso potesse farmi!

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.

Sarà un'estate intensa: dal 12 giugno curerò una rubrica quotidiana dedicata alle meraviglie d'Italia su Uno Mattina (Raiuno) e dal 15 luglio torna su Radio2 il mio programma Bella davvero (ogni sabato e domenica dalle ore 12 alle 14), che quest'anno condurrò con Catia Donini. E poi, sto lavorando ad un nuovo saggio, ma ne riparleremo presto, spero.

www.costantinodorazio.it



mercoledì 31 maggio 2017

Valeria Luzi: senza Amore non c’è Gusto!

Tutti la chiamano La Scrittora e chi la conosce sa bene che non c’è modo migliore per definirla, visto che per l’instancabile Valeria Luzi scrivere è un mestiere a tempo pieno. Da quando ha raggiunto il successo con “Ti odio con tutto il cuore” e “Mi manchi troppo per dimenticarti”, i romanzi editi da Newton Compton che hanno fatto conoscere il suo talento al grande pubblico, infatti, non si è più fermata, continuando a deliziare i lettori con le sue storie tra amore, cucina e tanto altro.
Dopo una Laurea in Filosofia e un’esperienza di vita a New York che l’ha spinta a inseguire i suoi sogni senza riserve, Valeria Luzi ha deciso di coltivare la sua passione di bambina e ha ripreso in mano carta e penna, diventando in breve tempo una tra le scrittrici italiane più lette e amate degli ultimi tempi, soprattutto per la sua capacità di declinare l’amore in ogni sua sfaccettatura, con ironia e tenerezza, grazie ai suoi esilaranti personaggi, ai quali è facile affezionarsi.
In effetti, è proprio il caso di dirlo: senza amore non c’è gusto, ma oggi che, tra le altre cose, scrive sceneggiature per il cinema e si occupa di affiancare autori emergenti con corsi di scrittura creativa e editing, gli orizzonti di Valeria Luzi si stanno allargando. Non è passato molto tempo dalle avventure della testarda ristoratrice Susi e dell’orgoglioso chef Michael Di Bella, tanto diversi quanto innamorati, tuttavia Valeria è pronta per dare una svolta alla sua carriera di autrice, cimentandosi anche nella narrazione di altre forme di amore nei suoi romanzi di prossima uscita, iniziando col raccontare proprio la sua vera storia d’amore.
Nell’attesa non ci resta, dunque, che ingannare il tempo navigando sul ricco Blog diValeria Luzi - La Scrittora, dove, tra una video-recensione e l’altra, fa riflessioni e dà consigli col garbo e l’eleganza che la contraddistinguono, ma anche col coraggio e la leggerezza di chi ha avuto la fortuna e la perseveranza di trasformare un talento in una professione a tutto tondo.


Tra l’odio feroce e l’amore appassionato il passo sembra essere decisamente breve per Susi e Chef Michael, i protagonisti di “Ti odio con tutto il cuore” e “Mi manchi troppo per dimenticarti”, Newton Compton. Raccontaci la genesi di questi romanzi: cosa ti ha ispirato durante la stesura?

Quando ho letto il romanzo di Anna Premoli “Ti prego lasciati odiare”, edito sempre dalla Newton Compton e Premio Bancarella 2013, ho capito che anche io volevo scrivere una storia di amore e odio dalla forte componente ironica, e, pensando alle varie ambientazioni che avrei potuto utilizzare, ho scelto la città in cui ho vissuto per un anno, New York. Per quanto riguarda lo chef star della TV Michael Di Bella, il protagonista maschile, ho tratto ispirazione dallo chef Gordon Ramsey, di cui ho sempre seguito i programmi.

Quando i lettori si affezionano ai personaggi di una bella storia, scrivere un seguito è un po’ come tornare a sentire il calore di una famiglia virtuale per un autore che mette il cuore in ciò che scrive. Ma quali sono i trucchi per non ripetersi e mantenere alto l’interesse del pubblico? E, siccome non c’è due senza tre, forse stai preparando una trilogia?

Esatto! Alla fine della prima stesura di “Ti odio con tutto il cuore”, ero così affezionata ai personaggi, che ho deciso subito di scrivere un seguito. Solo che poi il problema era cercare qualcosa di nuovo e originale a proposito di Susi e Mike. L’espediente classico sarebbe stato farli litigare di nuovo, per gelosia o per qualsiasi altro motivo, ma li avevo fatti discutere così animatamente nel primo, che mi piangeva il cuore a farlo di nuovo. Così ho escogitato l’escamotage di un misterioso incidente e della conseguente amnesia di Susi, per costringere Mike a conquistarla di nuovo.
Avevo immaginato un terzo libro per raccontare la storia della nipote di Susi e il cugino di Mike, ma nel frattempo ho deciso di scrivere la mia storia d’amore e quindi credo proprio che quel filone sia esaurito.


Quando e da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autrice sei: segui l’ispirazione in qualunque momento della giornata o hai un metodo collaudato al quale non sai rinunciare?

All’inizio scrivevo quando avevo tempo, soprattutto la notte, e non avevo un metodo o una pianificazione specifici. Da quando invece scrivere è diventato il mio lavoro a tempo pieno, ho dovuto necessariamente strutturarlo come un qualsiasi altro impiego, lavorando minimo otto ore al giorno e imponendomi delle scadenze. In ogni caso, cerco di seguire sempre l’ispirazione e di trasmettere nei libri tutte le emozioni che provo mentre scrivo.

È ancora possibile, secondo te, al giorno d’oggi, fare della scrittura una professione a tempo pieno? Cosa significa collaborare con un grande editore? Dai un suggerimento a un giovane che volesse seguire le tue orme.

È possibile, anche se molto molto difficile. Nel mio caso, oltre a scrivere libri, mi occupo anche di editing per aspiranti scrittori, lezioni di scrittura creativa e lavoro come sceneggiatrice. Quindi sempre tutti lavori in ambito editoriale, un mondo molto sfaccettato e controverso. Collaborare con un grande editore può essere molto stimolante ma anche pericoloso, perché le grandi case editrici sono delle aziende che badano soprattutto ai numeri. A tutti gli aspiranti scrittori che mi contattano consiglio di leggere tantissimo, soprattutto i classici, di frequentare un corso di scrittura creativa e di farsi aiutare nella correzione della prima opera da un editor, che può anche fargli da Virgilio nel complicato mondo dell’editoria.



A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.


Negli ultimi anni, anche grazie alla psicoterapia, ho capito che i romanzi rosa sono stati una tappa del mio cammino di scrittrice e che adesso sono pronta ad andare avanti. Oltre al libro sulla mia vera storia d’amore, che spero uscirà l’anno prossimo non con la Newton Compton, ho in programma di scrivere dei libri di narrativa, in cui ci sarà sempre l’amore, ma non per forza tra uomo e donna, come nel romanzo rosa, ma magari tra due sorelle, tra madre e figlio. Storie emozionanti e formative, senza uno scontato lieto fine.

mercoledì 17 maggio 2017

Giuliano Scavuzzo: il fascino dei Templari, tra Storia e Leggenda

Quanto si è scritto sui Cavalieri Templari, il misterioso Ordine sempre in bilico tra fede e violenza? Tra saggi, romanzi e saghe, davvero tanto. Ma in pochi sono riusciti a entrare così in profondità negli aspetti più inediti di questa impenetrabile confraternita, come Giuliano Scavuzzo col suo romanzo “Il marchio perduto del Templare”, edito da Newton Compton. La particolarità di questa storia sta proprio nella capacità dell’autore di mescolare note fonti storiche a leggende meno conosciute, fino a creare un intreccio che si basa principalmente sulla rivalità tra il protagonista, il Templare Shane de Rue, e il suo antagonista, Lucifuge, il capo di un gruppo di Cavalieri che, in seguito alla prigionia in Terra Santa, hanno venduto l’anima al diavolo e vogliono scatenare l’Apocalisse.
Oltre allo spessore psicologico di questi personaggi, buoni e cattivi nello stesso tempo, perché mossi da emozioni così forti, da condurli a sfidare perfino le forze della natura, l’originalità di questo romanzo sta nell’abilità di Giuliano Scavuzzo di amalgamare il romanzo storico a quello esoterico, sullo sfondo di una Roma dimenticata, dipinta in modo tanto vivido, da fare invidia alle grandi saghe.
Assieme a un variegato quadro di personaggi solo apparentemente secondari, come l’impenetrabile strega Lilith, l’unica che può liberare Shane dalla spaventosa maledizione che lo tormenta, e lo scaltro Don Graziano, il prete deciso a salvare la vita dei gemelli il cui sacrificio dovrebbe mettere in moto l’Apocalisse, torna il topos della ricerca di un Grimorio perduto ma necessario per compiere la cerimonia verso la distruzione finale.
Un romanzo dai ritmi incalzanti e dallo stile semplice, ma intrigante che cattura a tal punto, da far sperare presto in un seguito degno di personaggi che hanno ancora molto da raccontare.  



Sei Cavalieri Templari che hanno votato l’anima al diavolo, un misterioso Grimorio scomparso e una maledizione che incombe nella infinita lotta tra il bene e il male: inizia così “Il marchio perduto del Templare”, Newton Compton, un romanzo dal ritmo incalzante. Raccontaci la genesi di questo libro: cosa ti ha ispirato durante la stesura e cosa hai voluto trasmettere?

A ispirarmi è stata la storia di Roma che in pochi conoscono: quella della povera gente, della vita comune e dei reietti. Le leggende che animano l’urbe sono moltissime, spesso ignorate dagli stessi romani, è incredibile scoprire che quasi nessuno, ad esempio, conosce quella di Castel Sant’Angelo, o quelle relative al Pantheon e allo stesso Colosseo. Volevo raccontare una storia nella Storia, uno scorcio oscuro in cui quasi tutto veniva spiegato o con la fede, o con la stregoneria.

Quando e da dove nasce il tuo bisogno di scrivere? Che autore sei: segui l’ispirazione a qualunque ora del giorno o hai un metodo collaudato al quale non sapresti rinunciare?

Da sempre amo scrivere, ricordo che al liceo impiegavo meno di mezz’ora per fare temi di svariate pagine, le parole scorrevano da sole. Però per far diventare la scrittura un mestiere servono impegno e dedizione. Chi dice: “Scrivo quando mi sento ispirato”, a mio avviso, non è uno scrittore. Scrivere deve essere prima di tutto un mestiere, va preso alla stregua di qualsiasi attività lavorativa. Uno scrittore è prima di tutto un artigiano, credersi artisti è un atto di assoluta presunzione. Il mio metodo è semplice: mi alzo la mattina e rileggo quanto fatto il giorno precedente, questo mi aiuta a “entrare nel romanzo” e poi scrivo. Fino a quando? Finché posso, anche tutta la giornata. Consiglio solo qualche pausa caffè, per sgranchire membra e mente.

Come definiresti Shane e Lucifuge, protagonista e antagonista di questo romanzo? In generale come delinei i personaggi delle tue storie e le vicende che si trovano ad affrontare, tra realtà storica e fantasia?

Shane e Lucifuge sono due anime ferite, forse mortalmente. Non amo i personaggi monodimensionali: cattivi ultra perfidi o buoni vicini alla canonizzazione! In ognuno di noi ci sono luce e ombra, bene e male, la cosa difficile è scegliere volta per volta e agire secondo coscienza. Così quando creo un personaggio gli costruisco intorno una storia, che spesso nel romanzo neanche racconto. Non serve per il lettore, ma per me, per entrare nella mente del personaggio e farlo agire e parlare in base al suo passato. Ma soprattutto ciò che li rende vivi, a mio avviso, sono le motivazioni.

Per saper scrivere bene occorre, senza dubbio, leggere molto. Che libri ci sono al momento sul tuo comodino? Che generi e quali autori prediligi?

Leggere è essenziale, senza dubbio. Come lo scrivere tanto, e di tutto. Personalmente sono un lettore caotico al limite del patologico. In questo momento sul mio comodino ci sono alcuni libri molto diversi tra loro: Per chi suona la campana di Hemingway, La stanza profonda di Vanni Santoni), I miti celtici di Miranda Green, Il libro dei Chakra di Anodea Judith, Il cavaliere nero di Bernard Cornwell, A ovest di Roma di John Fante.

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.


In questo momento sto lavorando a due romanzi che ho appena finito di scrivere. Uno è il sequel de “Il marchio perduto del Templare”. È quindi un romanzo storico-esoterico e mi sono addentrato ancora più in profondità nelle tradizioni, oscure e mediche, del periodo. L’altro è qualcosa di nuovo, di diverso rispetto agli storici, ma non svelerò di più...

mercoledì 10 maggio 2017

Felicia Kingsley: amori, disastri e… un matrimonio imprevedibile!


Mogli e buoi dei paesi tuoi? Sarà solo un detto popolare, non troppo consono alle persone di origini illustri, ma la nobile Catriona deve averlo pensato di certo quando ha diseredato sua figlia per aver sposato e messo su famiglia con un uomo qualunque. Tuttavia il sangue non è acqua e, magari, sarà stata proprio questa convinzione ad averla spinta, in punto di morte, a dare una possibilità a Jemma, la maldestra nipote a lei praticamente sconosciuta. Jemma è una ragazza come tante, spontanea e stravagante. Vive a Londra in un piccolo seminterrato, fa la truccatrice e fa i salti mortali per tirare avanti, cercando di tenere insieme i pezzi di una vita decisamente caotica e disordinata. Quando il suo avvocato le annuncia che è l’unica erede legittima della famigerata e ricchissima nonna Catriona, non può credere alle sue orecchie. Ma ciò che la sconvolge maggiormente è l’unica condizione posta dalla nonna per entrare in possesso di tutta la sua fortuna. Jemma deve sposare un uomo di nobili origini. Proprio lei che, in amore, prende una cantonata dopo l’altra dietro a personaggi che farebbero accapponare la pelle alla nonna schizzinosa. Ma la vegliarda ha proprio deciso di prendersi la sua rivincita dall’aldilà e non c’è scappatoia legale che tenga. Come fare, dunque, per non rinunciare a quella fortuna piovuta dal cielo? Il destino vuole che un cliente dell’avvocato di Jemma versi in condizioni economicamente altrettanto disastrose. Si tratta di Ashford, dodicesimo duca di Burlingham, un giovane bello, brillante, spregiudicato e così in rosso, da rischiare di perdere beni e titolo. L’accordo è presto fatto: a Jemma serve un titolo, ad Ashford un bel po’ di soldi. Non resta, dunque, altro da fare che organizzare un bel matrimonio di convenienza e ognuno avrà quello che desidera. A meno che l’amore non ci metta lo zampino…
Tra forma e sostanza, ricevimenti e imprevisti, Felicia Kingsley ha firmato un romanzo che fa emozionare e sorridere dalla prima all’ultima pagina. “Matrimonio di convenienza”, infatti, si avvia ad essere la nuova rivelazione nata dal passaparola sul Web e scoperta e pubblicata da Newton Compton a beneficio del grande pubblico di lettori. Una storia frizzante sull’importanza delle scelte coraggiose e sull’intramontabilità di valori universali come l’amore e l’amicizia, che non conoscono né contratti, né convenzioni, ma solo la sensibilità dell’empatia e della naturalezza.



Un testamento inaspettato, un antico titolo nobiliare e… un matrimonio in quattro e quattr’otto! Sono questi gli ingredienti di “Matrimonio di convenienza”, Newton Compton, una commedia romantica che è destinata a lasciare il segno. Raccontaci la genesi di questo romanzo: cosa ti ha ispirato durante la stesura?

Prima ancora della trama, credo di aver pensato ai personaggi. Continuavo ad avere in testa questa Jemma, pasticciona ma tosta con un animo romantico, poi, insieme, sono arrivati Ashford e Harring. Questi personaggi hanno iniziato a convivere nella mia fantasia e in poco tempo si sono creati i legami di odio-amore-amicizia-rivalità che tengono in piedi la trama. Il matrimonio è stato un diversivo per fare incontrare i mondi opposti di Ashford e Jemma che, altrimenti, non sarebbero mai stati destinati a incrociarsi. Ho cercato di divertirmi durante la scrittura. Pur apprezzando i thriller, i romanzi a sfondo storico e le biografie, nella mia biblioteca i rosa non mancano mai. Sono come la cioccolata nella credenza. Quindi, se dovessi dire cosa mi ha ispirato nella stesura ti risponderei proprio: la cioccolata. Volevo che “Matrimonio di convenienza” fosse l’equivalente di quel quadretto di fondente (o al latte, o bianco, o come piace) che, dopo averlo morso, ti fa sentire bene, ti fa “staccare” dalla cruda e fredda realtà per un po’. Il guilty pleasure della giornata. Non so se ci sono riuscita, ma l’intento era quello.

Quando e da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autrice sei: segui l’ispirazione in qualunque momento della giornata o hai un metodo collaudato al quale non puoi rinunciare?

Io e la scrittura ci siamo incontrate quando avevo dodici anni e ci siamo piaciute subito. È stata una mia fedele “compagna di giochi”. Fin da piccola ho sempre avuto la tendenza a fantasticare, a perdermi in un mondo tutto mio e a inventare storie. L’esigenza di scrivere ha preso il sopravvento quando queste storie stavano diventando troppe e i personaggi si stavano affollando nella mia testa. Scrivere è stato un modo per fare ordine e liberare spazio. Un po’ come fa Albus Silente con il suo pensatoio. Vorrei essere abbastanza veloce a scrivere per stare al passo con la mia fantasia, ma non sempre ho il tempo o la voglia. Qui veniamo al tipo di autrice che sono: indisciplinata. So di autrici che tutti i giorni si danno delle soglie temporali o numero di parole da raggiungere, ma per quanto mi riguarda non funziona. Vita e lavoro permettendo, ci sono giorni in cui resto a fissare il monitor scrivendo e cancellando in continuazione, altri giorni ho l’ispirazione, tutto chiaro in testa al dettaglio, ma sto guidando in autostrada e nel tempo di rincasare, l’attimo magico è svanito. Per arrivare a mettere il punto devo fare leva su tutta la mia forza mentale e concentrazione. Scrivo quando posso, mattino, pomeriggio o sera, non fa differenza, quello che non deve mancare però è la musica. Sottofondo obbligatorio.

Come definiresti Jemma e Ashford, gli irresistibili protagonisti della tua storia? In generale come delinei i personaggi dei tuoi romanzi e le loro avventure?

Jemma è incasinata, istintiva, senza filtri, un po’ tamarra ma buona come il pane. È il prodotto del contesto in cui è cresciuta. La sua cocciutaggine è predominante fino a metà della storia, il ché può risultare irritante, ma chi non combatterebbe un po’ nel trovarsi con una vita in stand-by, costantemente giudicato da tutti? Ho voluto una protagonista combattiva, perché trovo che ultimamente i personaggi femminili dei romanzi siano un po’ troppo remissivi. Anche Ashford è figlio del suo ambiente, ma rispetto a Jemma è un po’ più sottile, moderato, ha un suo equilibrio. Per far venire fuori il suo carattere, Harring è fondamentale.
In generale mi piace dare ai miei personaggi una vita, non solo l’amore. Questo può essere ritenuto un dilungamento inutile per le fan del “bacio subito”, ma tutte abbiamo una vita, è un dato di fatto, e questa plasma tutte le nostre decisioni. L’instant love, l’incontro con l’anima gemella alla prima pagina, almeno per ora, non è nelle mie corde.

Tra Tv, cinema e letteratura, il matrimonio sembra davvero tornato di moda, tanto che sta ispirando molti autori i quali, proprio come te, lo prendono a pretesto per raccontare le loro storie. E tu come immagini il tuo? Prova a fare un volo di fantasia…

Da bambina ero ossessionata dal matrimonio! Collezionavo riviste da sposa, ma solo per il gusto di fantasticare sugli abiti. Lo sposo era marginale quanto gli addobbi floreali in chiesa.
Con il tempo, ho ridimensionato il mito, complice il fatto che ho dieci cugini molto più grandi di me e, dopo aver assistito a tutte le loro nozze, mi sono levata la voglia.
Detto questo, mi sono guardata la diretta del Royal Wedding comodamente seduta sul divano, vestita elegante, con una tazza di Earl Grey.
Oggi, credo di essere più un tipo da matrimonio a Las Vegas: vestito di organza fuxia a balze, sposo in giacca di pelle e prete vestito da Elvis.

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.


Sto ultimando un romanzo, sempre rosa, ma dalle venature più “cattive”, guidato dal fil rouge della vendetta. Ma prima che veda la luce, c’è già pronto qualcos’altro. Stavolta, però, niente matrimoni, solo… bugie.

mercoledì 26 aprile 2017

Chef Rubio: non solo Cibo, Tv e Tatuaggi


Proprio in questi giorni sta finendo di girare “È uno sporco lavoro”, un programma che, a partire dal primo maggio su DMAX, lo vedrà cimentarsi in mestieri troppo spesso dimenticati, raccontando le storie di vita di un’Italia inedita. Gabriele Rubini, in arte Chef Rubio, è fatto così: non si tira mai indietro dove c’è da imparare e lo fa sempre col sorriso. Ma sotto a quel mosaico di tatuaggi, muscoli, barba, baffi e capelli, c’è molto di più del fenomeno mediatico del momento, lanciato dal programma “Unti e Bisunti”.
C’è un tipo di poche parole, un po’ ruvido, ma per timidezza, ci piace pensare, che, di sicuro, ha tanto da dire, oltre a ciò che si vede in Tv.
C’è un ragazzo che si mette nei panni degli altri e che sposa cause difficili, come la campagna del “Pasto Sospeso” assieme allo scrittore Erri De Luca, per non dimenticare chi fa fatica a mettere il cibo in tavola.
C’è un comunicatore che, con umiltà, impara e promuove nuove lingue come la LIS, la Lingua dei Segni Italiana, attraverso l’originale web-serie “Segni di Gusto”.
C’è un giovane coraggioso, con la testa da sportivo, non solo per i tanti anni di Rugby, ma anche per la capacità di mettersi in gioco, come ha fatto ideando il progetto “Origami Italiani” assieme al designer Filippo Protasoni, che vuole valorizzare le piccole realtà legate al mondo della pasta fresca.
C’è un tipo determinato, ma che si fa tante domande e che ripete spesso: “quando smetterò di fare televisione e passerò dall’altra parte…”, perché ha imparato che anche dietro la macchina da presa potrà esprimere il proprio talento.
C’è uno che ama scrivere e lo fa con delicatezza, senza presunzione e ha accettato volentieri di concederci un’intervista durante un’interruzione tra una ripresa e l’altra, per raccontarci un po’ di sé, rosicchiando minuti alla sua pausa pranzo. E chissà cosa stava mangiando…  



Non solo uno Chef di talento, ma anche un grande comunicatore a tutto tondo, che assaggia sempre, qua e là, nuove forme di condivisione. Come ti senti nei panni di scrittore? Quali sono i tuoi ingredienti segreti per raccontare le tue ricette?

Non mi piaceva l’idea di lasciare le ricette nude e crude, perché dietro ogni piatto c’è una storia ben precisa, così ho deciso di aggiungere dei prologhi che raccontano il mio punto di vista. Nient’altro che pensieri che sono venuti di conseguenza alle materie trattate di volta in volta, ma non solo, perché mi piace raccontare le mie esperienze a trecentosessanta gradi, come ho provato a fare nei libri nati da “Unti e Bisunti”.
Se mi sento scrittore? Ognuno è quel che è, credo. Se qualcosa ti riesce bene, vuol dire che è parte di te e devi continuare su quella strada. Ora non posso dire di sentirmi uno scrittore nel vero senso del termine, ma, chissà, scrivere mi piace e potrei diventarlo, un giorno, al di là delle mie ricette. E se quel che scriverò piacerà, sarò ben lieto di avere anche l’epiteto di scrittore.



Anche la narrativa sembra stuzzicarti, in particolare quella un po’ piccante. A quando un romanzo firmato Gabriele Rubini? E che romanzo sarebbe?

Mi piace fantasticare, anche se sono uno coi piedi per terra. Scriverò un romanzo quando finirò con la televisione, non prima, perché una storia ben scritta richiede tempo e attenzione. Ancora non saprei dire che tipo di romanzo sarebbe, saprò dirlo solo quando avrò messo insieme i pezzi. Le idee sono tante, lo ammetto.



A proposito di grandi scrittori, hai recentemente lanciato a Roma, nel cuore della Garbatella, la campagna “Pasto Sospeso” assieme a Erri De Luca. Facciamo un bilancio di questa iniziativa che sarà presto esportata anche a Dubai.

È stata un’esperienza breve, ma molto emozionante per me. Non ho avuto modo di parlare molto con Erri perché, sotto sotto, siamo simili: siamo entrambi di poche parole, ma, forse proprio per questo, siamo entrati subito in sintonia.
“Pasto Sospeso” è un’iniziativa davvero importante, nella quale spero, in futuro, di riuscire a coinvolgere altre persone, non solo a Roma e a Dubai, come accadrà il prossimo 12 maggio, ma anche in altri contesti, perché è importante ricordarsi sempre di chi è meno fortunato di noi. La solidarietà nei confronti di chi vive un disagio tale da soffrire la mancanza di cibo non è mai troppa.



La cucina è tradizione, ma è anche un vero e proprio linguaggio tutto da decodificare. Raccontaci la tua esperienza con la LIS, Lingua dei Segni Italiana, presso l’Istituto Statale Sordi di Roma, da cui è scaturita la web-serie “Segni di Gusto”.

Imparare la LIS è stata un’esperienza unica. Al momento sono fermo, purtroppo, perché altri progetti mi hanno assorbito, ma posso già anticipare che in futuro proporremo altre clip di “Segni di Gusto”, perché è un’iniziativa che ha avuto grande successo. Imparare questo linguaggio totalmente nuovo per me non è stato semplice e, come tutte le lingue, sarebbe bene tenersi sempre allenati. La Lingua dei Segni non è ancora riconosciuta come lingua in Italia e con questo progetto anche io, nel mio piccolo, mi sono fatto portavoce di questa battaglia lunga e impegnativa che farò in modo di poter continuare a combattere quanto prima, tornando anche a prendere lezioni per salire di livello.



Anche per chi, come te, è sempre in prima linea e con le mani in pasta, l’occhio vuole la sua parte. In cosa consiste “Origami Italiani”, un progetto da te ideato e recentemente realizzato con il designer Filippo Protasoni e la Società Circus?

“Origami Italiani” è un progetto in cui credo molto e che ho coltivato per anni, quindi avergli dato finalmente vita è stata una grandissima soddisfazione, anche grazie a tutti coloro che mi sono stati accanto, supportandomi. Si tratta di un prototipo per un sistema di packaging rivolto alla vendita e al consumo di pasta fresca. Adesso aspetto solo che un investitore interessato a proseguire questo percorso si faccia avanti per lanciare questa iniziativa all’interno di piccole realtà quotidiane, come ristoranti e pastifici, per valorizzare anche queste piccole imprese, spesso in difficoltà rispetto alla grande distribuzione. L’obiettivo è rileggere il passato in chiave futura e riportare i giovani ad interessarsi di questo mestiere che ha una tradizione antica nel nostro Paese.



Tra Web e Social Network, cos’è la TV per te? Un fine o un mezzo? E cosa provi a stare anche dall’altra parte della macchina da presa, in qualità di regista, come nei POV – Point of View sul tuo sito ufficiale?


La Tv è sempre e solo un mezzo per raccontare storie. Ecco perché dietro la telecamera sono pienamente a mio agio come narratore. Quando smetterò di stare davanti, mi prenderò quello che mi spetta anche dietro la macchina da presa, potete giurarci.

www.chefrubio.it



mercoledì 19 aprile 2017

Alessandra Paoloni: dieci anni di Storie

Clelia è una disoccupata cronica, Clarissa un’impiegata modello e Nicoletta una giornalista determinata e indipendente. Goffa la prima, timida la seconda, testarda e senza peli sulla lingua la terza. Tre donne e tre storie apparentemente agli antipodi, ma in realtà una sola, visto che si tratta di tre tra i più riusciti personaggi nati dalla penna e dall’estro creativo di Alessandra Paoloni in questi suoi primi dieci anni da autrice molto amata da un pubblico di lettori sempre più vasto e variegato, vista la versatilità di questa scrittrice appassionata.
Clelia, Clarissa e Nicoletta, infatti, rappresentano tutte un lato del carattere di Alessandra, sfaccettature brillanti di un’autrice che è riuscita a fare del proprio talento una professione e che non fa mistero di scrivere ciò che vorrebbe leggere, ovvero ciò che ama e ciò che conosce: una confessione sentita e coraggiosa in un mondo dell’editoria dove il successo, spesso, si costruisce a tavolino.
La passione per la scrittura di Alessandra, invece, risale all’infanzia, come capita a molti, e inizia dalla poesia. Passando attraverso generi apparentemente molto diversi, questa esigenza di scrivere è cresciuta con lei, diventando una compagna di vita e di lavoro, soprattutto in seguito al fortunato incontro con Newton Compton che l’ha scoperta e selezionata tra i tanti autori che si autopubblicano sul Web e, in seguito, ha pubblicato alcune tra le sue storie più belle, a cominciare da "Le infinite probabilità dell'amore", fino a "Hai conquistato ogni parte di me", appena uscita.
Dal romance, all’erotico, che l’hanno fatta conoscere e apprezzare dal grande pubblico, Alessandra Paoloni non ha mai lasciato da parte il fantasy, un genere che ama profondamente e che le permette di mostrare aspetti inediti della sua personalità di scrittrice sensibile e piena di fantasia, sempre pronta a creare e scoprire nuovi mondi.

Foto di Pietro Lenci - Tutti i diritti riservati

Dalla poesia, alla narrativa rosa, passando attraverso il fantasy e il racconto: la tua passione per la scrittura affonda le proprie radici nella tua adolescenza. Da cosa nasce la tua esigenza di scrivere? Che autrice sei: segui l’ispirazione a qualunque ora del giorno o hai un metodo collaudato al quale non puoi rinunciare?

Ciao Alessandra. Per prima cosa ti ringrazio per questa intervista e per la possibilità che mi dai di raccontarmi ai tuoi lettori. Come tu stessa hai detto, la mia passione per la scrittura nasce da ragazzina. Io adoravo leggere, quando ero bambina, e ho sentito l'esigenza di iniziare a raccontare io stessa delle storie che fossero tutta farina del mio sacco. Avevo voglia e desiderio di mettere sulla carta i mondi e i personaggi che creavo nella mia testa, di nascosto quasi. Scrivere, con il tempo, mi ha aiutato ad affermarmi come persona, per prima cosa. Mi ha aiutato a svelarmi, a mettermi in gioco. Sono una persona molto riservata e la scrittura è una delle poche cose che mi ha aiutato a rivelarmi agli altri. Inoltre la scrittura è un'amica che mi consola e mi aiuta nei momenti difficili. È un'amica, però, piuttosto birichina, perché arriva quando vuole e nei momenti più impensabili! A volte credo che le storie siano già tutte lì, davanti ai miei occhi o nella mia testa, in attesa di essere colte. Non ho proprio un metodo, a dir la verità. Capita che passo settimane senza scrivere. Altre volte, invece, per mesi interi non mi stacco dal pc. Non riesco a scrivere la notte a causa della mia miopia. Se lo faccio, il giorno dopo mi sveglio con un grande mal di testa. Cerco quindi di sfruttare le ore del mattino e del pomeriggio, quando posso. Comunque le storie mi aspettano. Sono pazienti quanto me.



Clelia, Clarissa, Nicoletta: donne apparentemente molto diverse tra loro, ma protagoniste ugualmente indimenticabili delle tue storie. Come le definiresti? In generale, come delinei i personaggi dei tuoi romanzi e le vicende che li coinvolgono?

Hai ragione a dire che queste tre donne sono diverse. In sostanza rappresentano alcuni aspetti di me che già posseggo o che vorrei possedere. Sono buffa e maldestra come Clelia, remissiva, a volte, come Clarissa e tenace come Nicoletta, quando si tratta di difendere le cose o le persone che amo. Loro sono me, o almeno una parte. Mi piace fare il gioco dei ruoli, quando creo un personaggio. Cucirgli addosso una maschera e poi strappargliela durante la narrazione. Mi piace anche ribaltare i ruoli che ho assegnato, un po' come se stessi facendo recitare i miei personaggi su un palcoscenico. In genere parto da un'idea generale del personaggio che si costruisce mano a mano, volta per volta, durante la stesura del romanzo. Così come per le storie, penso che anche i personaggi siano lì nella mia testa in attesa di essere "partoriti".  Poi diventano i miei amici di carta e, se sono fortunata, gli amici di carta di qualche lettore.



Che consiglio daresti a un giovane scrittore esordiente? È ancora possibile oggi, secondo te, fare della scrittura un mestiere a tempo pieno? Come si collabora con un grande editore?

I consigli che do sono sempre gli stessi e sembrano scontati: avere molta pazienza, essere umili, non pretendere di ottenere risultati nell'arco di qualche settimana. Siamo noi a essere al servizio della scrittura, non il contrario. Dico questo perché fare della scrittura un mestiere è davvero molto difficile. La concorrenza è molta, anche se siamo più o meno tutti sulla stessa barca. Bisogna lavorare sodo, scrivere molto e cercare di arrivare al lettore non soltanto per vendere, ma, prima di tutti, per farsi leggere. Saranno poi i lettori onesti e sinceri a cercare uno scrittore. A volte capita poi, come nel mio fortunato caso, che sia un grande editore a cercare uno scrittore sconosciuto. Ma attenzione: io non mi sono adagiata sugli allori, anzi. Il mondo della grande editoria è una giungla fitta dove ci si può perdere. Bisogna sempre tenere a mente i propri obiettivi e non farsi mai false illusioni.



Per saper scrivere bene, occorre, senza dubbio, leggere tanto: che libri ci sono sul tuo comodino? Se avessi una macchina del tempo, quali autori del passato vorresti conoscere?

Attualmente sto leggendo "Non mi uccidere" di Chiara Palazzolo. Avevo bisogno di tornare all'atmosfera dell'urban fantasy. Ma adoro i classici, come i libri delle sorelle Bronte. E se potessi tornare indietro, vorrei proprio conoscere Emily Bronte o Emily Dickinson. Due figure femminili che fin da ragazzina mi hanno sempre affascinato. Oppure vorrei scambiare due parole con Jane Austen e chiederle qualche dritta su come scrivere un buon regency, perché rientra nei miei progetti futuri.


A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.



Devo assolutamente consegnare ai lettori, che lo aspettano con infinita pazienza, il seguito della discendente di Tiepole. Tornare poi all'urban fantasy sta diventando quasi un’esigenza fisica. Nel 2018 saranno dieci anni che pubblico storie. Spero quindi di regalare racconti e nuovi romanzi. Per me è un bel traguardo. Mi sembra ieri, quando ho ricevuto la prima proposta di pubblicazione e invece ne è passata di acqua sotto i ponti! Di esperienze, belle e brutte, ne ho fatte. Ma sento che la mia strada è ancora lunga e io sono entusiasta di continuare a percorrerla. 

www.paolonialessandra.blogspot.it