venerdì 19 agosto 2016

Tre buone ragioni per cui avere trent’anni è meglio che averne venti


Sembra incredibile, ma il terribile traguardo è stato raggiunto: ieri siamo diventati maggiorenni e oggi, non solo non siamo più teenager, ma abbiamo varcato la soglia dei trent’anni molto più in fretta di quel che credevamo. Niente panico, ormai ci siamo dentro, quindi facciamo un grosso respiro e… riflettiamo! Fine delle sbronze e tempo di bilanci? Non esattamente! Mettiamo da parte per un istante l’orologio biologico, il contratto di lavoro ancora precario e quel capello che… non può essere bianco, deve essersi schiarito con l’acqua del mare e la luce del sole dell’estate! Di sicuro la schiena qualche volta si fa sentire, i sabati sera sul divano cominciano a essere più allettanti delle ore piccole nel solito locale e, stipendio permettendo, stiamo iniziando a pensare sempre più seriamente di destinare a qualcun altro la stanza degli ospiti, ma non tutto è perduto! Ecco le nostre tre buone ragioni per cui avere trent’anni è meglio che averne venti…

1.      Siamo più consapevoli, ma non meno coraggiosi. Qualche sogno lo abbiamo già realizzato, ma non perdiamo la speranza per quelli che ancora sono rimasti nel cassetto. Smartphone, tablet e social network hanno influenzato la nostra crescita, ma siamo nati ai tempi dei videoregistratori e delle musicassette e sappiamo bene che non tutti i nastri possono essere riavvolti, ma ci si può sempre registrare sopra!

2.     Siamo più indipendenti, ma non meno incoscienti. Forse l’indipendenza economica sarà ancora lontana, ma l’indipendenza dello spirito è ormai a portata di mano. Siamo meno condizionati da amici, parenti e genitori perché conosciamo meglio noi stessi, ma quel pizzico di incoscienza che ci fa ancora sentire dei ragazzini con tutta la vita davanti non abbiamo nessuna intenzione di perderlo.


3.   Siamo più determinati, ma non meno divertenti. La determinazione che nasce dall’esperienza ci rende non solo più saggi, ma anche più indulgenti con noi stessi. Siamo meno intransigenti e più pazienti solo con chi merita realmente il nostro tempo e le nostre premure, perché abbiamo scoperto alcuni dei nostri limiti e sappiamo quando vale la pena di superarli, ma questo non ci rende meno divertenti, goliardici e scanzonati di prima. 

venerdì 12 agosto 2016

Elisa Ceccuzzi: la mia vita da Food Blogger


Dopo il grande successo del post dedicato al binomio tra letture estive e cucina, progettato e scritto a quattro mani, conosciamo meglio Elisa Ceccuzzi, una delle food blogger italiane più amate e seguite del Web per l’originalità del suo Blog, Kitty’s Kitchen. Accanto alle straordinarie ricette provenienti da tutto il mondo, questo interessante Blog ha la particolarità di essere impreziosito dalle splendide foto scattate dalla stessa Elisa. L’idea di condividere questa passione per la cucina col popolo dei naviganti è nata già alcuni anni fa e, nel corso del tempo, non si è certo limitata alla pubblicazione di piatti e ricette, ma è cresciuta, grazie anche all’approfondito percorso formativo che Elisa ha intrapreso in campo gastronomico, a partire dall’affascinante mondo dei vini. Ma il food blogging non è solo tastiera e fornelli: ciò che rende davvero speciale questo mondo apparentemente solo virtuale sono gli eventi e gli incontri che hanno per protagonisti i blogger, i cui punti di vista sono tenuti in considerazione sempre maggiore, sia da parte dei semplici appassionati di cucina e di cibo, sia da parte degli Chef e dei ristoratori. Con la sua semplicità e il suo talento, assieme ai vivaci colori dei suoi piatti, Elisa Ceccuzzi è riuscita mantenere a livelli di eccellenza la propria attività di blogger, portandola avanti con successo nel corso degli anni e dimostrando che il blogging può andare ben oltre la moda del momento solo se unito al grande amore e al rispetto per i temi che si trattano.



Col tuo fantastico Blog “Kitty’s Kitchen” sei stata tra le prime in Italia a immergerti nel mondo del food blogging. Cosa ti ha spinto a intraprendere questa strada?

Senz’altro la grande passione per la cucina. Mi è sempre piaciuto cucinare: guardavo mia nonna farlo e desideravo anche io replicare le preparazioni che faceva lei con grande maestria.
Da lì al food blogging il passo non è stato proprio immediato, negli anni ho iniziato a leggere sempre più assiduamente blog e forum riguardanti l’argomento, tanto da aver accumulato un discreto numero di ricette scritte su fogli volanti e quadernini. Prendevo appunti anche mentre guardavo le trasmissioni di cucina o dalle vecchie enciclopedie di cucina di mia nonna.
Insomma, sono stata spinta a intraprendere questa strada per necessità di ordine! Sembra un po’ strano forse, ma il fatto di avere online un archivio di tutte le ricette sperimentate mi è utilissimo quando poi desidero replicare qualcosa, è una sorta di taccuino virtuale.
Dico sempre che il blog è più utile a me che agli altri!

Una delle particolarità che rende speciale il tuo Blog, oltre alle golose ricette che proponi, sono le foto dei tuoi piatti che scatti personalmente. Come sei riuscita a coniugare la passione per la cucina con quella per la fotografia?

Non so, in effetti, se sono riuscita davvero a coniugare la passione per la cucina a quella per la fotografia: all’inizio ero proprio una schiappa a far foto, ma in questi anni ho seguito corsi, comprato attrezzatura migliore, ho letto e mi sono informata e, alla fine, devo ammettere che, anche se il livello delle foto ancora non mi soddisfa del tutto, sono molto migliorata rispetto a quando ero partita. Di base mi piace far foto anche al di fuori dell’ambito culinario, quindi, si può dire che il supporto fotografico si è “autoconiugato” di conseguenza per la voglia di raccontare la cucina.

La vita del food blogger non è solo computer e fornelli. Raccontaci un episodio, un aneddoto, una storia che, in questi anni, ti ha portato fuori dal mondo virtuale del blogging ed è rimasta impressa nella tua mente e nel tuo cuore.

La storia che mi viene in mente non è una sola, ma è la moltitudine di storie che riguardano tutti gli incontri meravigliosi che ho fatto. Ho incontrato persone splendide, mosse dalla mia stessa passione e desiderio di imparare. Con alcune di loro ho condiviso moltissimo: dai corsi di cucina, alle cene, agli eventi, fino a trasformare questi rapporti in vere e proprie amicizie di cui adesso non saprei più fare a meno. Ho conosciuto chi dirige siti di cucina, blog e pagine che seguivo sin dagli albori della mia passione, persone che leggevo con grande ammirazione sperando di diventare come loro, adesso queste persone le conosco personalmente e fanno parte della mia vita “reale”.

Facciamo un bilancio della tua avventura nel mondo del food blogging, tra collaborazioni, aspettative e delusioni: che consiglio ti senti di dare a chi, oggi, volesse intraprendere questo percorso, in una realtà apparentemente satura?

Vorrei partire dal presupposto che di consigli da dare non ne ho poi molti: il blog è un’attività che, a mio parere, deve venire spontanea, si deve avere voglia di condividere e tanta passione. Io curo il mio blog in maniera amatoriale, non ho ricavi che mi consentono di vivere con questa attività, pertanto non mi sento di dare consigli da manager o di come spuntarla nel mondo di coloro che sono così bravi da esser riusciti a tirarne fuori una vera e propria attività commerciale.
Certo la cosa che mi sento di dire è che scrivere un blog per diversi anni, va un pochino al di là di quello che è l’entusiasmo iniziale, ci vuole anche impegno, dedizione e un’attenta programmazione.

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.


Attualmente? Attualmente penso alle vacanze! Ma a settembre ripartirò con qualche corso di degustazione vino per gli amici e, spero, qualche progetto editoriale, ma non voglio ancora sbilanciarmi troppo dato che è un progetto ancora embrionale.

www.kittyskitchen.it

domenica 7 agosto 2016

Pier Emilio Castoldi: i miei Misteri di Provincia


A Voghera l’autunno è arrivato prima del previsto e una fitta nebbia avvolge la cittadina e le campagne circostanti. Quando il giornalista Dante Ferrero riceve la telefonata di un compagno di liceo che non sente da anni, il quale gli racconta di un misterioso omicidio avvenuto nei dintorni, la sua curiosità si accende come un fuoco d’artificio e, si sa, in questi casi la prudenza non è il suo forte. La giovane donna uccisa si chiamava Lourdes e faceva la prostituta. In apparenza la sua morte sembra il risultato di un incidente, ma, in realtà, dietro sembra esserci un modus operandi piuttosto insolito. Ne sono convinti Mercy, la bella fidanzata di Ferrero, e anche Gaeta, il suo stravagante amico. E inizia a esserne certo lo stesso Dante, quando, indagando, si rende conto che, solo un mese prima, anche Maria Luz, un’altra prostituta colombiana, è stata assassinata in circostanze analoghe. Ma chi è realmente lo spietato assassino che sembra proprio non volersi fermare? È solo un pazzo sanguinario, o, dietro a questa lucida follia, si cela un disegno ben preciso, la cui genesi si perde nelle nebbie del tempo?
La formula dei misteri di provincia torna a premiare il talento di Pier Emilio Castoldi che, con “Voghera nebbie mortali”, Fratelli Frilli Editori, firma la seconda attesissima indagine del coraggioso giornalista Dante Ferrero. Col suo stile estremamente ironico e dialogato, Pier Emilio Castoldi si legge, ancora una volta, tutto d’un fiato, grazie al mosaico di personaggi e luoghi di provincia così ben delineati, che stanno decretando il successo dei suoi noir. L’intreccio è solido e lo svolgimento delle indagini credibile, per quanto atipico. La carta vincente di questi romanzi, infatti, risiede proprio nella capacità, da parte dell’autore, di coniugare i grandi temi di cronaca di carattere internazionale, con le piccole vicende della provincia italiana, due realtà inconciliabili solo all’apparenza.   



Una provincia sonnolenta, una serie di omicidi brutali e un movente che si perde nelle fitte nebbie del tempo: sono questi gli ingredienti di “Voghera nebbie mortali”, Fratelli Frilli Editori. Raccontaci la genesi di questo romanzo: cosa ti ha ispirato durante la stesura?

“Voghera nebbie mortali” è la seconda indagine che vede come protagonisti Dante Ferrero e la sua piccola squadra di scombinati investigatori. Diciamo che rappresenta il seguito, anche se in realtà sono indagini indipendenti, del noir pubblicato l'anno scorso, sempre per Frilli Editori, con il titolo di “Tortona Nove corto”.
Nella prima avventura i 'nostri' erano incappati in una brutta storia di smaltimenti illeciti poi mutatasi nella scoperta di un traffico d'armi, mentre in questa i temi trattati sono la prostituzione e un giro internazionale di droga. Tutti argomenti di stretta attualità, anche se non propriamente originali per il genere che, per definizione, è solito toccare fatti di cronaca quotidiana e descrivere la realtà che ci circonda. L'ispirazione, quindi, parte proprio da qui: da avvenimenti letti in cronaca e poi rielaborati con una buona iniezione di fantasia. Era stato così per “Tortona nove corto” dopo aver letto notizie su interramenti illegali ed è stato lo stesso per “Voghera nebbie mortali”, nato in seguito all’approfondimento di temi sensibili, quali la mercificazione e lo sfruttamento di giovani ragazze extracomunitarie e lo spaccio di stupefacenti.

Chi è Dante Ferrero, il giornalista protagonista del tuo libro? Come lo definiresti e, in generale, come delineeresti i personaggi dei tuo romanzi?

Dante Ferrero è un investigatore anomalo, fuori dai canoni tradizionali che vedono i libri gialli pullulare di commissari, ispettori o comunque professionisti abituati alle indagini e che frequentano per lavoro ambienti investigativi. Ferrero è un giornalista. Un giornalista di provincia, per la precisione. Con una vita normale anzi, ordinaria. Gira con uno scooter malandato, dopo aver perso in un incendio doloso la sua vecchia Opel Astra, oppure in bicicletta. Fuma Gauloise e veste normalmente. Soffre ogni tanto di una fascite plantare e ama leggere gli scrittori americani. È tifosissimo del Toro (spero di non inimicarmi così potenziali lettori di fede bianconera). I suoi grandi difetti sono di essere troppo curioso e decisamente sprovveduto, ed entrambi sono l'origine e la ragione dei suoi guai. Assieme a Dante Ferrero troviamo altre due importanti figure, oltre ad un corollario di numerosi altri personaggi: Mercedes, la sua eterna compagno e Gaetano 'Gaeta' Monticelli, alias Capitano Ipsilon che sostiene di essere un ex agente Sisde ormai in pensione, ma ho qualche dubbio in proposito.

In tutti i tuoi romanzi i luoghi in cui si snodano le vicende che segnano le vite dei personaggi non fanno semplicemente da sfondo, ma sono in primo piano come veri e propri protagonisti. Cosa ti lega a queste cittadine che arricchiscono le tue trame nere?

Io credo che ogni romanzo leghi, non dico indissolubilmente, ma comunque in modo importante, protagonisti e città e, di conseguenza, autori, attori e luoghi di riferimento. Fatte le debite e opportune distinzioni tra i grandi scrittori e il sottoscritto, posso dire che mi stupirebbe vedere un Bacci Pagano lontano da Genova. E varrebbe anche per decine di altri. Un Montalbano in Piemonte? Un Commissario Ricciardi del formidabile Maurizio De Giovanni senza Napoli?
Ecco, piuttosto, l'idea che mi ero preposto era di localizzare questo nuovo investigatore fuori dalle aree metropolitane per collocarlo in provincia, ricordando che spesso quella stessa provincia è palcoscenico di reali attività criminali e fatti di cronaca terribili.
Ferrero risiede a Tortona, la piccola e tranquilla cittadina un po' aristocratica che ritenevo essere l'ambiente ideale per il 'nostro'. Voghera, teatro di azione della seconda avventura, è, invece, stata scelta per due motivi: innanzitutto la vicinanza geografica con Tortona e, in secondo luogo, perchè la conosco bene quanto l'altra. Mi sarebbe in ogni caso impossibile ambientare una storia lontano da luoghi che conosco, perciò, supponendo possa nascere una terza indagine per Dante Ferrero, posso assicurare che si tratterà sempre di provincia e mai di una sua peripezia in Central Park!

Quando e da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autore sei: segui l’ispirazione a qualsiasi ora del giorno o hai un metodo collaudato dal quale non puoi prescindere?

Adoro leggere, anzi, come dico spesso: 'divoro leggere'. Considero la lettura la prima e forse l'unica e senza dubbio più importante scuola per chiunque coltivi ambizioni letterarie.
In ogni caso ritengo la scrittura non necessariamente una conseguenza del leggere.
Scrivo con una certa libertà di tempi, modi e metodi, non essendo questa la mia professione, né la mia fonte di reddito. Scrivo perché amo raccontare cose che definisco, nel mio piccolo: 'le storie da comodino'.
Scrivere non lo considero mai, quindi, un'esigenza, quanto piuttosto un piacere. Un piacere che ogni tanto mi prende improvvisamente e al quale amabilmente preferisco non sottrarmi. Vivo comunque la scrittura come un 'divertissement', cullandomi nella certezza di non dover scrivere libri su commissione e per contratto. Le ore sono tutte buone. Mannaggia, a volte sono quelle notturne! Di regola lavoro al mattino, momento d'oro durante il quale i telefoni non squillano.
Metodi collaudati non ne ho, quindi poche 'scalette' a volte nessuna. Prescindo, prescindo e ancora prescindo, rivendicando libertà e creatività senza frontiere. Spesso stravolgo i lavori già scritti, cambio situazioni, finali e quant'altro.
Nemmeno prendo appunti su cose che durante la giornata possono essermi apparse come fonte di ispirazione. Semplicemente le catalogo nello scomparto 'memoria', dove si accumulano disordinatamente. Poi, regolarmente, finisce che me le dimentico tutte, tranne una. «Ecco» mi dico, «se questa è rimasta vuol dire che è quella giusta». E lì comincio, su quella lavoro.
Insomma non rappresento proprio il modello di buon scrittore, immagino.

A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.

Ho ultimato da circa due anni un romanzo decisamente corposo, molto corale, con decine e decine di personaggi, che reputo decisamente originale nella trama. Continuo a rileggerlo, variarlo, arricchirlo. Non è un noir, ma una storia romantica e di vita ambientata verso la fine degli Anni ‘50.
Il personaggio chiave è un tizio molto singolare con una particolarità che poi è il fulcro su cui ruota l'intera vicenda. Si potrebbe scambiarlo erroneamente per matto, ma...
non si può dire di più se non che il romanzo è un 'malloppo' di quasi quattrocento pagine! Fossi Alessandro Manzoni comincerei a preoccuparmi!
Tuttora, però, non vede editori disposti a pubblicarlo.
In cantiere ho altri due lavori: un thriller-horror in stile gotico. Una storiaccia di fantasmi, di bambini e di bottoni. Un secondo progetto, invece, mi riesce difficile definirlo. Ci provo. Una comunità umana, in un ipotetico futuro post-bellico e pure post-nucleare. Un giovane che pone delle domande e un vecchio che non sa dargli delle risposte. Il tutto condito da parecchi colpi di scena. Spero di essere stato sufficientemente criptico!
Ma, come dicevo, tutto ciò è in cantiere. Un giorno di questi riprendo in mano la cazzuola!


venerdì 29 luglio 2016

Quattro libri da leggere sotto l’ombrellone, “Spaghetti all’Assassina” incluso!

Cucina e letteratura sono, da sempre, arti strettamente legate e, ora che la passione per i fornelli impazza tra Social e TV, anche molti autori di tutto il mondo hanno voluto omaggiare il panorama culinario delle loro terre d’origine ambientando alcune delle loro storie nell’ambito della ristorazione o lasciandosi ispirare da molte ricette. Tra tradizione e avanguardia e grazie alla collaborazione con la fantastica Elisa Ceccuzzi, una tra le più amate food blogger italiane, col suo Blog Kitty’s Kitchen, oggi vi proponiamo un post scritto a quattro mani dove, assieme ai miei consigli di lettura per l’estate, tutti legati al mondo della cucina, c’è una ricetta, provata per l’occasione da Elisa Ceccuzzi, che è destinata ad allietare le vostre tavole e che ha ispirato anche l’autrice Gabriella Genisi per la stesura di uno dei suoi ultimi gialli di grande successo. Romanzi imperdibili e una ricetta deliziosa, per un’estate all’insegna del gusto a tutto tondo!

I LIBRI PER L’ESTATE

Ecco le letture consigliate per le vacanze di chi proprio non sa stare lontano dai fornelli e dalla buona tavola, anche al mare o in montagna. Un viaggio tra autori italiani e stranieri che ci hanno fatto emozionare, un ingrediente dopo l’altro, tra storie d’amore, d’amicizia e un pizzico di azione mistero.

“Spaghetti all’Assassina” di Gabriella Genisi, Sonzogno, 2015. Una nuova indagine per Lolita Lobosco, il Commissario più affascinante del Mediterraneo, la porterà a immergersi nel sempre più competitivo mondo dell’alta cucina nel sud Italia. Chi ha ucciso Colino Stramaglia, l’impareggiabile Chef che cucina meglio di tutti i famigerati spaghetti all’Assassina di tradizione barese, cucinati nella padella di ferro?





“Gli arancini di Montalbano” di Andrea Camilleri, Mondadori, 1999. Il re del giallo italiano non smette mai di deliziarci con le avventure del Commissario più amato dai lettori, anche grazie alla sua passione per la cucina siciliana. In questo avvincente racconto, che dà il titolo all’intera raccolta, Montalbano è reduce dall’ennesima lite con la storica fidanzata Livia ed è invischiato in un caso davvero tosto, dal quale neppure i suoi adorati arancini potranno distoglierlo.





“La Scuola degli Ingredienti Segreti” di Erica Bauermeister, Garzanti, 2009. Una Scuola di cucina molto speciale, gestita dalla dolce Lillian, in cui si intrecciano le vite di persone molto diverse tra loro, destinate a incontrarsi e scontrarsi, tra amori, amicizie e promesse da mantenere, alla ricerca della ricetta segreta per la felicità.







“La Cucina degli Ingredienti Magici” di Jael McHenry, Sonzogno, 2011. Da quando ha perso i genitori la timida Ginny si rifugia nella sua passione per la cucina e per le ricette di famiglia, finché, un giorno, tra i fornelli, le appare il fantasma dell’adorata nonna. È l’inizio di un viaggio tra i piatti della tradizione che, grazie a un pizzico di magia, la porteranno a scoprire segreti ormai sepolti.






PASTA ALL’ASSASSINA
 
Foto di Elisa Ceccuzzi

Quale famiglia italiana non conosce, e fa da una vita, la pasta ripassata in padella? La pasta all’Assassina è il nome pugliese, anzi barese, di questa preparazione salva-avanzi. Confortante e buonissima, può essere fatta con quasi tutti i tipi di pasta avanzata dal giorno prima, certo, di solito, con le tipologie al pomodoro è più comune.

Ingredienti:
·         200 gr di spaghettoni
·         300 ml di passata di pomodoro (oppure ragù)
·         3 spicchi d’aglio
·         2 cucchiai di olio extravergine d’oliva pugliese fruttato medio intenso
·         basilico
·         sale

Cuocere gli spaghetti in acqua salata, aggiungere il sugo e condire per bene.

Scaldare una padella con l’olio (storicamente la padella dovrebbe essere di quelle belle spesse di ferro) e aggiungere gli spicchi di aglio a pezzi, far soffriggere un poco e aggiungere la pasta.
Lasciar cuocere la pasta senza girarla, fino a che il liquido non è quasi del tutto evaporato e iniziare a tostare, a questo punto muovere un poco la padella e far saltare la pasta in modo che venga fuori la crosticina bruciata anche sulla superficie che non era a contatto con il fondo.

Quando la pasta sarà ben tostata servirla subito ben calda con le “aggiunte” del caso: peperoncino, parmigiano e anche un filo d’olio a crudo.

domenica 24 luglio 2016

Lilia Carlota Lorenzo: storia di un grande successo, dal passaparola all’editoria


Mentre la Seconda Guerra Mondiale sconvolge l’Europa, Palo Santo è rimasto un paese apparentemente fuori dal tempo, in cui una sola strada fiancheggia una vecchia ferrovia, unico legame col mondo esterno. Tra i duecentosette abitanti di questo villaggio della Pampa Argentina, ognuno ha il proprio ruolo, scolpito in una tradizione vecchia di secoli. Mentre la sarta non fa che scucire e ricucire un cappotto per la figlia della macellaia che, golosa di dolci, non smette di ingrassare, il suo figlioletto assiste a un episodio insolito in casa della merciaia, che lo terrorizza a tal punto, da farlo fuggire a gambe levate ogni volta che la incontra. In questo guazzabuglio di pettegolezzi, equivoci e luoghi comuni, una serie di fatti strani iniziano ad accadere, culminando in un inquietante omicidio apparentemente inspiegabile, che sconvolgerà gli equilibri di questa cittadina così fuori dal comune, svelando segreti che sembravano destinati a rimanere sepolti per sempre.
Dopo il grande successo dovuto al passaparola seguito al self publishing, “Il cappotto della macellaia”, il nuovo romanzo della scrittrice argentina Lilia Carlota Lorenzo, è appena stato pubblicato da Mondadori in una nuova versione riveduta e corretta dalla stessa autrice. Col suo stile graffiante e ironico e le sue storie talmente esilaranti, da far passare perfino in secondo piano i fatti di sangue che le caratterizzano, Lilia Carlota Lorenzo è riuscita ad ammaliare i lettori italiani, facendo rivivere l’Argentina vivida e impetuosa che ha contraddistinto i grandi autori del passato. Un libro indimenticabile, dove l’atmosfera d’altri tempi, evocata dall’autrice, si intreccia con le vite di protagonisti granitici nella loro dirompenza, ma estremamente malleabili nelle loro debolezze quotidiane, così vicine a quelle dei nostri tempi.   



Un caleidoscopico mosaico di personaggi esilaranti che si muove sullo sfondo di un’Argentina autentica e vibrante come non si leggeva da anni, tra omicidi, segreti e pettegolezzi di paese: sono questi gli elementi che rendono unico “Il cappotto della macellaia”, Mondadori. Ci racconti la genesi di questo romanzo: cosa l’ha ispirata durante la stesura? Cosa vuole comunicare?

L’idea di un romanzo può partire da una frase, da un'immagine, da un ricordo, ma anche da una storia vera, come nel caso di “Il cappotto della macellaia”, ispirato a un fatto di sangue realmente accaduto in un paesino sperduto della Pampa Argentina: un episodio che, nonostante una sola strada di terra battuta che costeggia la ferrovia, fece molto scalpore all'epoca. Ho sentito raccontare questa storia da mia madre e da mia nonna, perché, nel paesino dove è avvenuto l'efferato delitto, entrambe si recavano spesso: mia nonna a fare la spesa, mia madre a cercare marito, penso, visto che abitavano in piena campagna dove i mariti non si trovano facilmente!
La storia aveva tutte le caratteristiche per diventare un buon romanzo noir e, dopo tanto tempo, mi sono decisa a scriverlo. Ho aggiunto dei personaggi, quasi tutti brutti sporchi e cattivi, come piace a me, modificato i fatti e il nome del paese - non si sa mai che sia ancora vivo qualche discendente e decida di querelarmi -, ma il capotto, la sarta, la macellaia, il morto e il luogo, sono veramente esistiti.

Dopo il successo ottenuto col passaparola successivo al self publishing, è approdata alla grande editoria. Facciamo un bilancio di questa esperienza: quali sono i pro e i contro di questi universi paralleli?

Domanda interessante. Si può rispondere da diversi punti di vista. Io lo farò parlando della mia esperienza come autrice. Al giorno d'oggi il self publishing è praticamente l'unica strada per riuscire a pubblicare un libro. Ci sono tante piattaforme valide dove poterlo fare e, se si è bravi nel marketing, si possono anche guadagnare dei soldi dato che i diritti rimango all'autore, ma, vista la grande concorrenza, si rischia di non saper gestire tutta questa libertà, restando sempre nell’ombra. Comunque si parla del formato digitale che solitamente costa poco e la gente è invogliata a leggere anche un autore sconosciuto. Il cartaceo nel self publishing per ora è praticamente inesistente, almeno in Italia.
Essere pubblicati, invece, da un'importante casa editrice implica parecchi vantaggi: innanzitutto una buona distribuzione che fa sì che il libro sia facilmente reperibile e quindi avere un editore importante alle spalle agevola l'acquisto da parte dei lettori. Tuttavia i rischi sono sempre in agguato: se il libro, che può essere anche valido, non si vende perché l'editore è troppo grosso o pubblica troppo e solo si occupa degli autori già famosi; o se, invece, l’editore è così piccolo che non ha una grossa distribuzione o non vuole spendere in pubblicità, l'autore rischia di bruciare il libro minimo per dieci anni, senza avere successo.
Personalmente sono stata fortunata. Con il successo ottenuto su Amazon grazie al self publishing, ho racimolando centinaia di recensioni con una media di quattro stelle, favorendo il passaparola, visto che agli italiani questa storiella di paese è piaciuta molto.

È ancora possibile, secondo lei, al giorno d’oggi, fare della scrittura una professione a tempo pieno? Cosa consiglierebbe a un giovane che volesse intraprendere questo percorso, seguendo le sue orme?

Non credo che si possa vivere di scrittura, salvo il caso degli scrittori affermati. Fra gli autori indipendenti conosco una sola persona che vive con la scrittura, ma è un asso del self publishing, forse la più importante di Italia.
Un consiglio da dare ai giovani? Prima di tutto devono essere sicuri del proprio lavoro e curarlo fino al minimo particolare: le brutte recensioni, in buona o mala fede, sono sempre in agguato. Poi iniziare a provare con il self publishing per tastare l'approccio con il pubblico, decisamente più rassicurante dei rifiuti o del silenzio degli editori. Se si ha la fortuna, come nel mio caso, di essere contattati da un editore, a quel punto si può decidere se cedere i diritti o meno. Il mio consiglio è farlo con un editore per cui valga la pena, altrimenti si rischia di rimane senza il pane e senza la torta, come si dice da noi.

Per saper scrivere bene, occorre, certamente, leggere tanto. Che libri ci sono sul suo comodino? Che generi e quali autori predilige?

Io scrivo come parlo nella vita di tutti i giorni, non uso metafore, né frasi ricercate, quindi no so se questo sia scrivere bene, comunque molto leggo sin da piccola. Credo che leggere sia una delle cose più belle della vita. Ho letto i classici e adesso anche i contemporanei. Uno dei libri che mi hanno colpita maggiormente è “Delitto e Castigo”. Quando l’ho letto avevo diciott'anni e ho fatto persino una serie di disegni a lui ispirati. Dei contemporanei ho letto tutto quello che Simenon ha pubblicato in Italia. I gialli mi piacciono, ma non quelli che hanno per protagonisti poliziotti, preferisco Miss Marple. Ma ritengo che il più bel giallo di tutti i tempi sia “Il nome della rosa” di Umberto Eco.

A cosa sta lavorando attualmente? Ci sveli quali sono i suoi progetti per il futuro.

Nel cassetto ho un libro di carattere autobiografico che racconta la storia della mia famiglia, partendo dai miei antenati approdati in Argentina da diverse parti dell'Europa, fino al mio arrivo in Italia.
In realtà l'autobiografia è un pretesto per raccontare cose che riguardano l'aspetto socio politico e culturale del mio paese, compresa la dittatura militate ai tempi della guerra sporca e i desaparecidos, molti dei quale miei amici. Ma dovrei pubblicarlo con uno pseudonimo, altrimenti credo che mi beccherei fior di querele, perché dico quel che penso di amici, parenti, familiari e, si sa, queste storie portano sempre guai!
Adesso mi sto divertendo con un romanzo che riguarda il postino di un paese di gente piuttosto losca. Attraverso le lettere consegnate si sviluppano storie, sempre piene di pettegolezzi, invidie e panni sporchi tirati fuori all’occorrenza, dove alla fine ci scappa il morto! Anche questo romanzo finisce con il classico colpo di scena, ormai la mia firma. E non è facile, sapete? Più che romanzi, i miei sembrano teoremi matematici! 


domenica 17 luglio 2016

Argeta Brozi: la tentazione di… scrivere!


Il coraggio è la chiave per aprire tutte le porte. Ne è convinta Argeta Brozi, fondatrice e Direttrice Editoriale della Casa Editrice Butterfly Edizioni, ma anche talentuosa scrittrice attualmente in forza alla Newton Compton, in seguito all’uscita di “Tentazioni” il romanzo che, grazie alla forza del passaparola, le ha definitivamente spalancato le porte del successo.
“Tentazioni” è la storia di Ylenia, una ragazza delusa dalle storie d’amore che ha avuto, una più disastrosa dell’altra. È proprio dal desiderio di rivalsa, che Ylenia, assieme alla sua amica Laura, escogita un modo decisamente sopra le righe per prendersi una rivincita: tenterà di conquistare e sedurre i fidanzati di tutte le ragazze che si rivolgono a lei per mettere alla prova la lealtà e la fedeltà dei loro fidanzati. Tutto sembra procedere come un gioco esaltante, ma ben presto Ylenia si rende conto che la situazione è più complicata di quel che sembra, soprattutto quando conosce Brian, un ragazzo che sembra metterla alla prova ancora una volta, minando apparentemente la sua autostima, fino a un epilogo a sorpresa che lascerà tutti col sorriso sulle labbra.
La passione di Argeta per la scrittura si perde nella sua infanzia, quando già aveva le idee molto chiare su quello che sarebbe stato il suo futuro di autrice dallo stile pulito e brillante e sulla perseveranza che avrebbe avuto nel perseguire e realizzare i propri sogni. Dalla tastiera del PC, immersa nel mondo dei suoi personaggi di fantasia, alla decisione di fondare la Butterfly Edizioni, non è passato molto tempo, ma l’aver oltrepassato la barricata, vestendo i panni dell’editore, le ha conferito quell’esperienza che, assieme al talento, all’entusiasmo e al lavoro di squadra, hanno reso questa piccola Casa Editrice un vero gioiello dell’editoria indipendente, in grado di coniugare impegno e sacrifici a soddisfazione e grinta.



Come scriveva Oscar Wilde: “l’unico modo per liberarci di una tentazione è cedervi” e noi non abbiamo resistito. Abbiamo letto “Tentazioni”, Newton Compton, e siamo rimasti senza fiato. Raccontaci la genesi di questo romanzo: cosa ti ha ispirato durante la stesura?

Grazie, Alessandra, sono felice che il mio libro vi sia piaciuto! Forse sarebbe meglio dire cosa mi ha ispirato prima della stesura. Perché, solitamente, prima di mettermi a scrivere, ho bisogno di aver ben chiari in mente la storia, soprattutto i protagonisti, ciò che voglio comunicare e il finale. Infatti, prima di scrivere “Tentazioni”, ho pensato a questo libro per ben due anni: sapevo chi sarebbe stata la protagonista ma mi mancava la famosa “scintilla” che arrivò due anni dopo che ragionavo sulla storia, durante una discussione all'università circa i tradimenti. Un mio amico sosteneva che un uomo se voleva mentire e di conseguenza tradire, difficilmente sarebbe stato smascherato, io invece non ero d'accordo, perché sono convinta che la verità viene sempre fuori. In quel momento ho avuto un’illuminazione: mi è venuta in mente una scena che si trova verso metà libro, in cui Ylenia, la protagonista, parla con una sua cliente e le dice:

“Tutti gli uomini tradiscono.”
“Come fai a saperlo?”
“Te lo posso dimostrare.”

È stato come un film: da queste battute ho visto tutto il libro e dato una sferzata alla storia. Sapevo cosa avrei scritto, anche se durante la stesura parecchie scene sono state inaspettate anche per me, come, ad esempio, l'arrivo, non previsto, del migliore amico Cristian, che avrà un ruolo molto importante nel seguito di “Tentazioni”, attualmente in scrittura. Dall'episodio all'università ho impiegato solo cinquantasette giorni per scrivere tutto il romanzo che consta di quasi quattrocento pagine. C'è da dire che avevo più tempo allora…

Che scrittrice sei e quando ti sei resa conto che questo talento sarebbe potuto diventare un mestiere? Come e da dove nasce la tua esigenza di scrivere?

Avevo solo nove anni quando dissi ai miei che da grande sarei diventata una scrittrice. Ho sempre avuto le idee piuttosto chiare fin da piccola, ma soprattutto, sono sempre stata costante nel raggiungere i miei obiettivi, tant'è che ho realizzato praticamente quasi tutti i sogni che mi ero prefissata. Ne ho in sospeso solo due: quello di diventare una pianista e di aprire un negozio per vendere libri e giocattoli, però questo l'ho fatto in parte, visto che mi occupo di libri perché ho una casa editrice. Alle elementari i miei maestri dicevano a tutti che avevo una grande fantasia per la mia età e che, sicuramente, sfruttandola, avrei fatto grandi cose. Nel tempo non sono cambiata: l’Italiano è rimasta la mia materia preferita e non vedevo l'ora di scrivere temi. A volte, durante gli esami, scrivevo pure i temi per alcuni amici, anche se so bene che non si dovrebbe fare! Mi piaceva così tanto scrivere, che nelle tre ore che ci dava l'insegnante io, di solito, riuscivo a scrivere almeno tre temi (che prendevano buoni voti), di cui uno mio. Dentro di me sapevo che questa sarebbe stata la mia strada, anche se pensavo di raggiungere certi obiettivi molto più tardi nell'età, anche se ho iniziato a pubblicare a soli 15 anni.
Scrivere per me è come respirare: mi viene naturale, ogni giorno la mia mente crea nuove trame per nuovi libri. Per mancanza di tempo ora le regalo ai miei autori, così almeno non rimangono chiuse nel cassetto!

Oltre a essere un’autrice prolifica, sei fondatrice e Direttrice Editoriale di Butterfly Edizioni, una Casa Editrice indipendente molto attenta agli autori emergenti. Cosa significa essere un editore in un Paese nel quale si legge sempre meno? Quando e come hai deciso di intraprendere questo percorso e quali ostacoli hai incontrato e incontri ancora oggi sul tuo cammino?

Dirigo la Butterfly dal 10 gennaio del 2011, da non crederci: sono passati più di cinque anni e sono letteralmente volati! Come ho detto più sopra, ho sempre amato i libri, ma il desiderio di poter lavorare in una casa editrice è nato negli anni, dopo le mie difficoltà di scrittrice a trovare un editore che mi sostenesse realmente e non solo una volta ogni tanto. Non avevo mai pensato di aprire un'attività tutta mia, per svariati problemi, tra cui, non ultimo, il fatto che non avevo un lavoro ai tempi, visto che avevo venticinque anni quando ho aperto la Butterfly Edizioni e quindi non avevo soldi da investire. Per cui, all'inizio, decisi di propormi a qualche editore, ma, già prima di questo, ero un punto di riferimento per tanti autori: mi veniva spontaneo aiutare gli emergenti come me, facevo interviste, recensioni, articoli, promozione, editing, tutto in maniera gratuita. Lavorai dunque per un paio di editori e poi un altro mi contattò e feci queste esperienze per circa quattro anni, sempre gratuitamente. Mia madre però - che ha sempre avuto grande fiducia nelle mie capacità - mi disse che così mi buttavo via, che non era giusto che dessi le mie idee agli altri senza avere nulla in cambio e diciamo pure che mi aprii gli occhi, dicendomi una frase che cambiò decisamente la mia vita: “Perché non apri una casa editrice tua e usi le tue idee per te? Se va bene, ti crei un lavoro. Se va male, impari qualcosa di nuovo”. Mia madre era molto ottimista e io non ero da meno! Detto fatto: pochi mesi dopo aprii la Butterfly, mio padre mi fece un piccolo prestito per i primi pagamenti e da lì in poi ho fatto tutto con le mie sole forze e idee, perché quelle non devono mancare mai! Tre anni dopo riuscii a restituire tutto a mio padre, perché sono una di quelle che vuole farcela da sola a tutti i costi e non vuole avere “debiti”, e ora l'80% dei libri che pubblichiamo entrano in classifica vendendo migliaia di copie. Le difficoltà sono le stesse di tutti gli editori piccoli, soprattutto indipendenti: la distribuzione è della grande editoria e noi piccoli siamo costretti a rimediare con distributori medio-piccoli, dunque arrivare in libreria è ancora più complicato. perché non hanno spazio per tutti, visto che ci sono più di 100.000 pubblicazioni annue, e, solitamente, i libri degli emergenti pubblicati da piccoli editori vengono tenuti dentro gli scatoloni nonostante distributore e casa editrice facciano pubblicità. Diciamo pure che riceviamo tante porte sbattute in faccia a volte solo perché “siamo piccoli”! I lettori sono sempre meno, anche perché gli stessi soldi valgono meno a causa della crisi mai passata e spesso anche i lettori stessi sono un ostacolo, perché comprano a occhi chiusi i libri pubblicati dei big, pensando che – solo perché pubblicati da loro – sono migliori degli altri. Inoltre capita che i lettori acquistino i self, cioè coloro che si autopubblicano, perché – oltre al basso prezzo che hanno – poverini, sono self e non hanno l'appoggio di un editore, ma noto, invece, che sono reticenti a credere nei piccoli editori.
Insomma è una giungla, dove bisogna andare avanti nonostante ai piedi si abbiano dei bei massi che rallentano il cammino... La scelta di aprire la Butterfly Edizioni, più che una decisione consapevole, è stata una follia, ma è la più bella follia che abbia mai fatto!



Tra l’avvento del digitale e il costante aumento delle autopubblicazioni, come riesce a barcamenarsi un editore che vuole premiare il talento dei nuovi autori? Cosa sta accadendo all’Editoria del nostro Paese e che consiglio ti senti di dare a chi volesse seguire le tue orme in questo settore?

Se c'è una cosa che ho capito, lavorando come editore, è che il mercato dell'editoria ha cambiamenti anche da un mese all'altro, figuriamoci negli anni, e che quasi niente è “prevedibile”. Io ogni anno cerco di creare qualcosa di “nuovo”, sono un piccolo editore e punto tutto sulle idee, ma seguo molto anche le richieste degli autori e dei lettori. Ad esempio, dopo anni di richieste da parte di self di voler ripubblicare i loro libri con la Butterfly Edizioni, quest'anno abbiamo creato una collana appositamente per loro chiamata “Love self”, dove, però, i protagonisti saranno i lettori, perché leggeremo soprattutto i romanzi da loro suggeriti. Poi, sempre quest'anno, ho ideato un concorso per premiare i lettori più attivi: se qualcuno ha letto uno o più libri della Butterfly e li pubblicizzerà nei gruppi di Facebook, su Twitter e Instagram, o lascerà recensioni sui Blog e sugli Store con l'hashtag #ioleggobutterfly, il lettore più dinamico potrà vincere un anno di libri gratis e un buono Amazon da spendere come preferisce. Secondo me la carta vincente per essere editore è quella di sapersi reinventare ogni volta e di seguire ciò che il mercato chiede. Nel 2011-2012 andava molto il genere fantasy e quasi tutto il mio catalogo era composto da fantasy, ora vanno di moda i romance e quindi mi sono orientata verso la pubblicazione dei romance, domani? Non lo so! Anche se non cedo alla richiesta del pubblico di pubblicare erotici per una mia fissazione decisamente troppo lunga da spiegare…
Che consigli posso dare ai nuovi arrivati? Di buttarsi, ma in modo razionale, perché niente è semplice, nulla è scontato e soprattutto una volta che apri un'attività ti fai tanti nemici, così come succede ad alcuni autori self di successo che vengono presi di mira e quindi bisogna essere tanto pazienti e tanto caparbi nel non farsi scoraggiare. E, soprattutto, bisogna ricordarsi che ci sono tante spese, soprattutto se fate come me che, inizialmente, per quasi quattro anni ho fatto solo cartacei e di ottima qualità, arrivando a fare anche cinquecento copie per titolo, col rischio che poi restino invendute e di finire in perdita. Per un editore ci sono tutte le spese di un'azienda e quindi bisogna valutare che per guadagnare come un operaio medio, bisogna creare un giro di soldi di almeno il doppio. In una parola sola? Auguri!

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi progetti per il futuro e le nuove iniziative di Butterfly Edizioni.

Per quanto riguarda la scrittura, sto scrivendo il seguito di “Tentazioni” e sto lavorando per la prima volta, riuscendoci, a un testo a quattro mani di cui non posso svelare ancora nulla. Ho già pronte circa tre o quattro trame che vorrei scrivere da sola, ma chissà quando avrò tempo, visto che già sto facendo penare i lettori che attendono il seguito di “Tentazioni”!
Per la Butterfly, oltre alle nuove iniziative cui accennavo prima, posso dire che ho tantissime nuove uscite e sono certa che molti di loro diventeranno dei bestseller. Sono in uscita i primi due libri di due autrici self publishing nella nuova collana “Love self” che sono: “Mai lontana dal tuo cuore” di Barbara Morgan e “In fuorigioco per te” di Eleonora Mandese, due romanzi che adoro!
Inoltre sto continuando a regalare trame create da me per alcuni autori su cui punto e ho dimostrato più volte che la collaborazione tra autore ed editore è l'unica arma vincente!

domenica 10 luglio 2016

Tre buone ragioni per cui i cruciverba non passano mai di moda


Nonostante l’onnipresenza di smartphone, tablet e PC, ancora oggi, sotto ogni ombrellone, asciugamano o sdraio che si rispetti sbucano le pagine a scacchiera di una raccolta di cruciverba. Si sa, l’enigmistica, oltre a divertire, allena la nostra mente ed è anche un ottimo passatempo tra un bagno e l’altro per grandi e piccini di tutte le età. Non pensate che si tratti di un diversivo per introversi, destinato a isolarvi dal resto del gruppo: ci sarà sempre quella parola apparentemente introvabile che sarà oggetto di scommesse e tentativi tra vicini di ombrellone. Ma come mai i cruciverba non passano mai di moda? Ecco le nostre tre buone ragioni in grado di coniugare cultura e pigrizia anche d’estate…

1.      I cruciverba mettono alla prova la nostra memoria e la nostra elasticità mentale. Completare un cruciverba è, senza dubbio, un esercizio mnemonico che richiede lo sforzo di recuperare informazioni molto spesso sepolte nei cassetti della nostra memoria. All’inizio ci sembrerà difficile e noioso, ma, con un po’ di impegno, supereremo limiti impensati.

2.        I cruciverba stimolano la nostra curiosità e la nostra autodisciplina. Ehilà, vi abbiamo beccati! Non arrendetevi al primo scoglio, andando a sbirciare le soluzioni là dove proprio non sapete come riempire le caselle. Volete mettere la soddisfazione di riuscire da soli, anche se trovare la parola esatta vi sembra un’impresa impossibile? Non c’è modo migliore di allenare la nostra curiosità!


3.     I cruciverba allenano il nostro intuito, ma anche la nostra intelligenza emotiva. Per mettere alla prova il nostro fiuto, pur restando comodamente seduti in spiaggia, non c’è niente di meglio dell’enigmistica. Risolvere un cruciverba, tuttavia, non è solo una questione di preparazione, ma mette in moto molti processi caratteristici della nostra intelligenza emotiva che ci permettono di conoscere meglio noi stessi.