domenica 25 settembre 2016

Alessandra Toti: il fantasy, tra romanticismo e mistero


Astrid è una ragazza timida e insicura, convinta che la sua vita sia vuota e che il destino non le riserverà mai nulla di interessante. Conosce molte persone, ma ha pochi amici e si confida solo con Ginger che, al contrario di lei, è una giovane solare e soddisfatta della propria esistenza, ma che non fa mai mancare il suo sostegno ad Astrid, alla continua ricerca del proprio posto nel mondo. Quando tutto sembra procedere senza prospettive, un incontro inaspettato sconvolgerà per sempre la vita di Astrid. Il misterioso e affascinante Connor le svelerà la sua vera identità, iniziandola a un percorso di crescita che la condurrà a conoscere finalmente le proprie radici, facendole guadagnare quella fiducia in se stessa che le servirà per affrontare tutte le avversità che il futuro le riserverà.
“La via del richiamo”, Lettere Animate Editore, è l’ultimo romanzo di Alessandra Toti, una promessa del fantasy made in Italy. Nonostante uno stile ancora acerbo in alcuni punti, l’autrice esprime tutto il proprio talento nella struttura del racconto, originale e complesso, sia per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi, sia per ciò che concerne le ambientazioni. Gli elementi del fantasy, legati sia al mondo naturale, sia alla dimensione soprannaturale, sono coniugati alla perfezione con le sfaccettature del romance che accompagnano i sentimenti che nascono tra i protagonisti, Astrid e Connor. Un romanzo che ha il suo punto di forza nella narrazione vivida di un cammino verso la consapevolezza del proprio essere, compiuto da una ragazza come tante, nella quale chiunque può rispecchiarsi con un pizzico di nostalgia.


Astrid sembra una ragazza come tante, almeno finché il giovane Connor e il tenebroso Leopardo del Crepuscolo le sconvolgeranno l’esistenza, indicandole quale sarà il suo destino. Inizia così “La via del richiamo”, Lettere Animate, un fantasy tra romanticismo e mistero. Raccontaci la genesi di questo romanzo: cosa ti ha ispirato durante la stesura?

“La via del richiamo” è nato dal mio desiderio di crescita e cambiamento. Ciò che mi ha ispirato a narrare questa storia è proprio il sentiero che ho iniziato a percorrere un paio di anni fa, in un gruppo guidato da un “maestro”, per l'appunto, che posso dire con certezza mi stia aiutando davvero a crescere e migliorare. Proprio l'esistenza di questa persona e la mia evoluzione mi hanno ispirata per tutta la stesura del romanzo.

Quando e da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autrice sei: segui l’ispirazione a qualunque ora del giorno o hai un metodo collaudato al quale non puoi rinunciare?

La scrittura è una dolcissima sfumatura nella mia vita che mi accompagna dalla più tenera età, da quando, alle elementari, scrivevo temi scolastici e così è continuato. Ho cominciato a scrivere romanzetti ispirati ai cartoni animati e ai fumetti già all'età di dodici anni, poi ho sviluppato storie e personaggi miei. La mia esigenza di scrivere nasce dall'insoddisfazione per la mia vita, che non sempre è perfetta, come del resto può accadere a tutti. Dato ciò, mi piace usare la mia fantasia per trasformare gli sfoghi dati dall'insoddisfazione in storie a lieto fine, augurandomi che il karma le renda reali.

Come definiresti Astrid e Connor, i protagonisti della storia, così apparentemente diversi, eppure tanto legati? Come delinei, in generale, i personaggi dei tuoi romanzi?

Astrid è la classica allieva che ha sempre i puntini sulle “i” da mettere quando un argomento non le è chiaro. Connor, non solo è il severo Maestro, ma anche il giovane protagonista misterioso delle favole che svela i propri segreti con l'andare della storia. Di solito costruisco i miei personaggi sulle caratteristiche di persone che realmente conosco, ne faccio un miscuglio, prendendo pregi e difetti, e in base ai loro aspetti fisici, di solito ispirati a persone reali, ne faccio il mio protagonista, antagonista, aiutante, e così via.

Come sei riuscita a coniugare l’elemento fantasy della tua storia con l’aspetto romance? Quali autori e letture ti hanno influenzata nelle tue scelte stilistiche?

Leggo soprattutto young adult, urban fantasy e romance e, talvolta, anche qualche erotico, ma non ho autori particolari a cui mi ispiro. Fantasy e romance sono i generi, credo, più facili e malleabili, infatti non ho faticato a trovare i giusti punti d'incontro tra generi. Ci sono riuscita perché... beh, non so se sia un pregio o un difetto, ma sono la sognatrice dell'amore delle favole!

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.

Sto scrivendo i seguiti de “La via del Richiamo” che diventerà una trilogia: il secondo volume è già in valutazione, il terzo è in fase di stesura. Un'altra serie si avvia alla conclusione con il quarto volume, anche quello in fase di stesura e poi ho una mini saga di cui ho già il primo volume in fase di valutazione, senza contare altri libri fermi con le quattro frecce... Non ho mai un attimo di tregua con la mia adorata scrittura!


domenica 18 settembre 2016

Antonella Maggio: come sono diventata Scrittrice


Come si diventa scrittori al giorno d’oggi? Quali sono gli ostacoli che deve superare un autore emergente in un contesto editoriale sempre più diviso tra il cartaceo e il digitale? E il talento che ruolo occupa in questa interminabile partita a scacchi governata dalla fortuna? Abbiamo rivolto queste e molte altre domane ad Antonella Maggio, una scrittrice ormai affermata e molto apprezzata per il suo stile fresco e i suoi intrecci briosi, nei quali è facile immedesimarsi, soprattutto per i lettori più curiosi ed esigenti.
Non è da tutti gli autori confidare apertamente i segreti del loro successo, raccontando qual è stato il loro percorso, dai primi passi come emergenti, alle soddisfazioni derivanti dalle pubblicazioni sempre più numerose, ma Antonella Maggio si è confessata senza riserve, con la semplicità e la modestia che ancora la caratterizzano, nonostante il cammino fatto. Come in ogni mestiere, anche nella scrittura ciò che conta sono gli incontri, catalizzatori di sinergie in grado di far germogliare i frutti delle collaborazioni nate dall’impegno e dalla dedizione verso i lettori. A tal proposito, come sottolinea Antonella, la fiducia e la cooperazione tra autore ed editore sono fondamentali per lavorare serenamente. In particolare l’incontro con Argeta Brozi, fondatrice e Direttrice Editoriale della Butterfly Edizioni, è stato fondamentale per Antonella, soprattutto perché entrambe hanno saputo imparare l’una dall’altra, dando vita, oltre a una collaborazione lunga e fruttuosa, anche a una sincera amicizia.
Oltre a essere una delle autrici di punta della Butterfly Edizioni, Antonella Maggio scrive per molte altre case editrici, tra cui Rizzoli, per la collana Youfeel, un progetto interamente digitale che ha contribuito a lanciare con successo sul mercato dei big molti nuovi autori e che le ha permesso di mettersi alla prova nella collaborazione con molti editori dalle esigenze differenti: i primi passi di una carriera che, non abbiamo dubbi, sarà lunga e ricca di soddisfazioni.   

Quando e da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che scrittrice sei: segui l’ispirazione in qualunque momento della giornata o hai un metodo ben preciso al quale non puoi rinunciare?

Per prima cosa ringrazio Alessandra e il suo Blog per avermi ospitato, per me è davvero un onore. Sorrido quando leggo “la tua esigenza di scrivere”. Queste parole sintetizzano tutto alla perfezione, perché in realtà è proprio così, per me scrivere è diventato un bisogno primario, come quando da bambini si pensa al futuro e con convinzione si afferma di voler fare, ad esempio, l’astronauta. Io sognavo di fare altro, mi ci vedevo a scrivere un libro, ma credevo si trattasse di uno di quei sogni che il tempo ti fa dimenticare, invece, con la scrittura, ho trovato il mio posto nel mondo e se per una ragione qualsiasi non posso mettere nero su bianco le mie idee, vado nel panico, ma, nonostante tutto, non amo molto definirmi “scrittrice”. Mi piace semplicemente scrivere, assecondare la mia ispirazione, che arriva sempre nei momenti meno opportuni, o prendere in carico le trame che qualche volta mi affida Argeta Brozi, la mia editrice, senza seguire un metodo, lascio fare al mio istinto. 


Raccontaci il tuo percorso di autrice, dagli inizi a oggi: qual è il segreto del tuo successo? Svelaci qualche tuo segreto…


Ho scritto il mio primo romanzo oltre otto anni fa, ma il mio vero esordio è “Profumo d’amore a New York”, edito da Butterfly Edizioni. Fino a un anno fa non sapevo come muovermi, come pubblicizzarmi e propormi ai lettori o sul vasto mercato editoriale. Se oggi posso vantare una piccola cerchia di lettori è solo grazie alla mia casa editrice che ha saputo darmi tanto. Il segreto del mio successo è che non ci sono segreti! Mi sono semplicemente affidata a una casa editrice che non conoscevo, ma mi ispirava tanta fiducia ed è nato uno splendido rapporto di collaborazione. Ecco, la collaborazione è tutto, lavorare insieme per raggiungere un obiettivo comune non è solo un modo di dire. Io cerco di metterlo in pratica ogni giorno.



È ancora possibile oggi, secondo te, fare della scrittura un mestiere a tempo pieno? Cosa significa collaborare con diversi Editori? Dai un suggerimento a un giovane come te che volesse seguire le tue orme.

Partiamo dal presupposto che in una nazione dove i lettori scarseggiano, diventa impossibile vivere di scrittura e farne un mestiere. Io ho avuto la fortuna/sfortuna di ritrovarmi senza lavoro per problemi di salute e ho riempito il mio tempo con storie e parole. Oggi sono qui, mi piace quello che faccio, riesco ancora a dedicare tutto il mio tempo alla scrittura e spero di continuare in questo modo. Al momento collaboro con tre editori, in ordine Butterfly Edizioni, Les Flaneurs Edizioni e da pochissimo anche Rizzoli per la collana digitale Youfeel. Ognuno di loro mi ha dato tanto, mi spronano a fare meglio, a continuare a mettermi in gioco e, come ho già detto prima, adoro la collaborazione. L’unico suggerimento che posso dare a chi, come me, ama scrivere è quello di restare sempre con i piedi per terra, umili e non sentirsi mai arrivati per non perdere il piacere vero della scrittura.


Per saper scrivere bene occorre, certamente, leggere tanto: che generi e quali autori prediligi? Che libro c’è sul tuo comodino?


Io, infatti, mi reputo prima lettrice e solo dopo amante della scrittura. Le mie letture sono per lo più leggere, perché quando stringo un libro tra le mani, ho voglia di sognare, di vivere mille vite diverse, visitare posti nuovi per mano dei protagonisti e questo non toglie che anche una lettura meno impegnativa possa poi insegnarci qualcosa di nuovo. Per i generi vado un po’ a periodi, così come per gli autori. Questo, ad esempio, è il mio periodo romance al quale alterno qualche classico, perché solo ora, lontano dagli anni di studio, ne riesco ad apprezzare la bellezza e il senso. Sul mio comodino ci sono tanti libri incastrati come al gioco del Tetris e sono i cartacei delle mie colleghe e amiche che stimo tanto.

A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.

Al momento sto terminando l’editing di tre romanzi che usciranno con le mie rispettive case editrici. Inoltre scrivo a quattro mani con due mie colleghe scrittrici e, anche se a rilento a rilento, procedo con una nuova storia che spero possa regalare nuove forti emozioni. Non so se si è capito, ma ne ho per le lunghe con la scrittura e le trame non fanno altro che moltiplicarsi…








domenica 11 settembre 2016

Lorena Marcelli: vi racconto il valore delle radici e della terra


Topazio, Perla, Giada e Ambra sono quattro sorelle che si sono perse di vista da tempo. Il loro legame, un tempo solido, si è sgretolato in seguito alla morte del padre, un orafo molto apprezzato, e tutte e quattro, ormai, sembrano avere in comune solo i loro nomi, quelli di alcune pietre tra le più preziose, ma ugualmente molto diverse, proprio come loro. Luisa, la loro madre, una donna egoista e anaffettiva, non ha dato loro il sostegno necessario per crescere col giusto equilibrio e le quattro sorelle hanno finito per separarsi, mantenendo solo rapporti di circostanza e ritrovandosi invischiate in esistenze vuote, incapaci di credere in loro stesse. L’unica diversa dalle altre è Ambra che, assieme a Giada, si è rifugiata tra le braccia della zia Elia, conoscendo così l’affetto di una famiglia e diventando una donna consapevole di sé stessa e del proprio futuro, che è in grado di esplorare la propria sensibilità. Il ricordo delle estati passate in campagna insieme alla zia sarà sufficiente ad Ambra perfino per riconoscere l’amore della sua vita senza lasciarselo sfuggire.
“La collina dei girasoli”, Edizioni Esordienti E-book è il nuovo romanzo di Lorena Marcelli. Evocativa e coinvolgente, quella raccontata dall’autrice è una storia semplice, ma intensa, narrata con uno stile scorrevole, ma ricercato.  I veri protagonisti sono il senso di appartenenza e di fiducia in noi stessi che devono farci spiccare il volo nella vita, consentendoci di tornare nella nostra terra d’origine con il sorriso di chi ha realizzato i propri sogni con soddisfazione e orgoglio, avendo la consapevolezza che la nostra casa si trova accanto alle persone che amiamo, gemme più preziose delle pietre più rare.



Quattro sorelle che hanno il nome di altrettante pietre preziose in cerca ognuna del proprio riscatto da una situazione familiare difficile: inizia così “La collina dei girasoli”, Edizioni Esordienti E-book. Raccontaci la genesi di questo romanzo, cosa ti ha ispirato durante la stesura?

Il romanzo è nato intorno ai ricordi della mia infanzia e adolescenza. Ho passato molte delle mie estati in una casa simile a quella de “La Collina dei girasoli”, in compagnia di una zia di una mia cara amica e dei suoi nonni, in un ambiente che sapeva davvero di buono e di amore familiare. A distanza di tanti anni, quando pensai al romanzo, decisi di usare qualche ricordo e qualche episodio da inserire all’interno di una dinamica familiare che vedeva coinvolte quattro sorelle. Io di sorelle ne ho, appunto, quattro e mi sono ispirata al nostro rapporto, per narrare quello delle sorelle Diamante. Non è un romanzo autobiografico, come ho già detto, ma un romanzo nel quale tutte le persone che hanno sorelle possono ritrovare un po’ del loro rapporto, che non sempre è idilliaco.

Chi sono Ambra, Giada, Perla e Topazio, le quattro protagoniste del tuo libro così profondamente diverse tra loro? Come le definiresti e, in generale, come delinei i personaggi dei tuoi romanzi?

Le sorelle Diamante siamo un po’ tutte noi. Quattro donne che crescono all’interno di una famiglia che le allontana l’una dall’altra e che compiono scelte diverse per motivi diversi. Quattro sorelle che non riescono a comprendersi e ad amarsi per l’intero corso della loro esistenza e che non cercano nemmeno di farlo, in realtà. Solo Ambra e Giada rimangono legate tutta la vita, cercando di non recidere le loro deboli radici.
Quando scrivo cerco di rendere i miei personaggi quanto più veri possibile. Studio le persone che ho intorno, appunto il loro modo di parlare, di gesticolare, di camminare. Cerco di memorizzare le loro espressioni, il modo di comunicare e di gestire le relazioni interpersonali. Prendo spunto dalla realtà e riporto la stessa sulla carta, tentando di creare personaggi credibili. Soprattutto cerco di rendere i miei personaggi “poco perfetti”, proprio come ognuno di noi è nella realtà.   

Quando e da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che scrittrice sei: segui l’ispirazione in qualunque momento della giornata o hai un metodo ben preciso al quale non puoi rinunciare?

Scrivo da moltissimi anni, anche se, fino a cinque anni fa, ho tenuto chiuso il cassetto dove riponevo le mie storie. Non mi sono mai sentita all’altezza della situazione e pensavo che i miei racconti e il mio modo di scrivere troppo lineare ed essenziale, non potessero interessare a nessuno. Poi ho frequentato un corso di scrittura e ho capito che avevo delle potenzialità. Ho imparato che la tecnica è indispensabile e che l’ispirazione, senza quella, conta ben poco. Allora ne ho frequentato un altro e un altro ancora. Io sono una perfezionista in tutto quello che faccio e cerco di esserlo anche quando scrivo. Prima di iniziare la stesura di un romanzo preparo le schede personaggi, il riassunto della storia e studio il periodo storico nel quale ho deciso di ambientarlo. Vado a sentire le canzoni dell’epoca, per esempio, e a rileggere i fatti di cronaca più importanti. Be’, come vedi, non posso dire di essere una scrittrice solamente “ispirata”. 

In questo romanzo sono evidenti il tuo attaccamento alla tua terra d’origine, l’Abruzzo, e a un ideale forte di famiglia a sostegno di ogni individuo. Come ti hanno ispirata questi valori nella tua esperienza di autrice?

Abruzzo forte e gentile. Fu Primo Levi a ideare questa espressione, per farne il titolo di un suo racconto di viaggio. Credo che non ci sia, davvero, un’espressione più felice per definire la mia terra e i suoi abitanti. Sotto una scorza dura, dentro ognuno di noi batte un cuore dolcissimo, pieno di valori e sentimenti puri e nobili. Qui la famiglia ha ancora un ruolo importante, così come sono ancora importanti i rapporti di vicinato. Nei miei racconti, dunque, inserisco sempre un po’ di Abruzzo e della sua gente, così come inserisco sempre l’Irlanda, che adoro. E, se anche non volessi, la mia origine abruzzese si fa sempre sentire.

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.


In questo momento sono in pieno fermento. A breve uscirà un nuovo romanzo di narrativa. Il titolo provvisorio è “Un’altra direzione” e racconta la storia di una donna che, nonostante non abbia mai avuto una vita serena, riuscirà a trovare la forza per risollevarsi. Poi sto sistemando uno dei romanzi che mi ha impegnato di più negli ultimi quattro anni. È uno storico, basato sulla vera storia di Alice Kyteler, la strega di Kilkenny. Ho tradotto dal latino l’intero processo e sono riuscita, almeno credo, a scrivere una storia molto interessante e avvincente. D’altronde una donna come Alice Kyteler andava fatta conoscere al pubblico e, io che amo le donne forti e indomite, non potevo non narrarla. Adoro il periodo medievale e, nello specifico, il medioevo irlandese e per me lo studio dei vecchi atti processuali è stato un divertimento. Spero che anche questo nuovo romanzo possa essere pubblicato entro la fine dell’anno corrente.


domenica 4 settembre 2016

Nicola Antonio Imperiale: scrivo, ascoltando la “voce” del cuore


La scelta di scrivere può essere inconsapevolmente terapeutica, instillando in chi sceglie di mettersi a nudo, tra penna e inchiostro, il coraggio necessario per compiere scelte inaspettate e analizzare episodi del passato che racchiudono al loro interno molteplici significati. È proprio ciò che accade alla protagonista di “La coscienza del cuore”, Butterfly Edizioni, il primo romanzo di Nicola Antonio Imperiale. Si tratta di una ragazza come tante, nella quale è facile immedesimarsi, per la limpidezza con cui esamina la propria vita tra le pagine di quello che può assomigliare a un diario, ma è un vero e proprio flusso di coscienza. Col pretesto di scrivere una lettera a un amico del passato, che non è più parte della sua vita, la giovane protagonista, infatti, scrive a sé stessa e racconta il colorato mosaico della sua vita, tra incomprensioni familiari, problemi di cuore, amicizie complicate e lavoro precario. Tutti tasselli di una quotidianità che potrebbe attanagliare chiunque, privandolo dello slancio necessario per compiere le scelte giuste, ma che, paura dopo paura, non è altro che un elenco di sogni da realizzare.
Diretto e toccante, questo romanzo delicato e mai banale, nasce da un’esperienza di vita autobiografica che l’autore rielabora con originalità, capovolgendone il punto di vista e narrando il tutto da una prospettiva esclusivamente femminile con una sensibilità non comune. Dopo essersi messo alla prova con racconti e poesie, Nicola Antonio Imperiale, approda al romanzo con una struttura semplice, ma convincente, che promette la nascita di un autore di talento, in continua crescita e in grado di coinvolgere il lettore nel profondo.


Una ragazza di oggi e i piccoli, grandi problemi della sua vita quotidiana: una lettera a un amico che non c’è più è il pretesto ideale per l’inizio di un flusso di coscienza che ci fa immergere nel profondo della sua anima. Sono questi gli elementi di “La coscienza del cuore”, Butterfly Edizioni: raccontaci le genesi di questo romanzo, cosa ti ha ispirato durante la stesura e cosa vuoi comunicare?

Scrivere è vita, di conseguenza è la vita stessa a ispirare lo scrittore. Ora, tralasciando i sofismi, nel mio romanzo si racconta una storia vera, qualcosa che ho vissuto in prima persona. Naturalmente, alla vicenda è stato dato un po’ di “colore”, ma descrivo situazioni che nella loro semplicità possono “toccare” ognuno di noi. Proprio per questo, tutta la narrazione punta a far immedesimare il lettore, uomo o donna che sia, con la protagonista. Voglio far comprendere come sia facile capirsi, quando ci si ferma ad ascoltare l’altra persona e quanto invece sia deleterio dare per scontato che le proprie ragioni siano sempre quelle giuste.

Quando e da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autore sei: segui l’ispirazione a qualsiasi ora del giorno o hai un metodo collaudato dal quale non puoi prescindere?

Ho iniziato a scrivere da piccolo, quando ero ancora un bambino e non ho mai smesso. Attraverso la scrittura riesco a esprimere sentimenti, dubbi e paure più recondite. L’ispirazione può toccarti a ogni ora del giorno, non c’è un momento particolare, bussa quando vuole. Io annoto e poi scrivo la sera per lo più. Dopo una giornata di emozioni lasciarsi andare alla scrittura è intimamente liberatorio.

L’intero romanzo è scritto completamente da un punto di vista femminile: come mai questa scelta originale e coraggiosa? È stato difficile immedesimarsi nei panni della protagonista?

Il motivo di questa scelta è nella sua genesi. Come ho già detto, è una storia che ho vissuto in prima persona, ma dal punto di vista maschile. Inizialmente, ho iniziato a elaborare il romanzo così. Purtroppo, mentre scrivevo, mi sono reso conto di riempire le pagine di rancore e pensieri negativi, non mi piaceva per niente. Pertanto ho cambiato punto di vista, cercando di vedere il tutto con gli occhi dell’altra persona, di lasciarmi andare a quella sensibilità che noi uomini tendiamo un po’ a sopprimere. Ho iniziato a chiedermi: “Che cosa pensava? Come ha reagito? Che cosa ha provato? E io cosa avrei fatto al suo posto?”. È stato un bellissimo “esperimento letterario” e, dopo le prime pagine, è stato davvero facile immedesimarmi.

Per saper scrivere bene occorre, senza dubbio, leggere molto: che generi e quali autori prediligi? Che libro c’è sul tuo comodino?

Pirandello, Zweig, Hesse e Saramago sono autori che amo tantissimo, ma in realtà non ho alcun genere preferito in particolare. Bisogna leggere un po’ di tutto, ogni libro ti fa vivere delle emozioni. Secondo me leggere un solo genere di libri è come privarsi della possibilità di conoscere emozioni diverse. A dire il vero, sul mio comodino ci sono tanti libri, le librerie di casa non bastano più e sono ormai al “collasso”. Ad ogni modo, il libro che amo di più in assoluto e che per me è il più “caro”, quello da tenere sul comodino, appunto, è “Le notti bianche” di Dostoevskij.

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.


Al momento sto lavorando a un romanzo corale, sono ancora a metà, ma spero di finire entro l’anno. Oltre a questo, ho in lavorazione un paio di raccolte di racconti. Ho il sospetto che non vi libererete facilmente di me!


domenica 28 agosto 2016

Costanza De Palma: chi è l’Etologo Comportamentalista


Chi ama gli animali lo sa: negli occhi di un gatto o di un cane domestico traspare tutto l’amore che esso prova per l’essere umano che lo ha accolto in casa, facendolo entrare a far parte, a tutti gli effetti, della propria famiglia. Dunque, così come ci prendiamo cura di ogni singolo componente del nostro nucleo familiare, riconoscendo a ciascuno la propria personalità e il proprio spazio, è necessario fare altrettanto coi nostri amici a quattro zampe, cercando di conoscerli fino in fondo, per far sì che i rapporti tra animali ed esseri umani non siano sbilanciati. A tal proposito, negli ultimi anni, sta crescendo l’interesse per una nuova professione dedicata al mondo degli animali domestici: quella del Comportamentalista, un vero e proprio esperto del comportamento degli animali, in grado di analizzare ogni singolo caso anomalo che gli venga sottoposto e di confezionare una soluzione su misura per ciascun problema che emerga nel rapporto tra proprietario e animale, suggerendo tecniche utili a ripristinare l’equilibrio perso. Ma chi è il Comportamentalista e di cosa si occupa esattamente? Di sicuro non è un mago, né un indovino in grado di leggere nella mente di cani e gatti, ma di sensibilità, intuito e passione ne ha da vendere, oltre ad anni di studio ed esperienza sul campo, come ci ha raccontato Costanza De Palma, Etologa e Comportamentalista di grande competenza, con alle spalle oltre un decennio di studio e di professione, caso dopo caso. Rispetto a molti altri esperti che giungono a questa professione in qualità di Veterinari, Costanza De Palma è un’Etologa e il suo approccio verso gli animali non contempla l’uso di farmaci spesso invasivi e dalle conseguenze ancor più devastanti dei disagi che hanno richiesto la presenza del Comportamentalista. Come ci ha spiegato la Dottoressa De Palma, ogni caso è a sé e va studiato nella sua unicità per poter giungere a una risoluzione soddisfacente dei problemi di partenza. Come tutti i professionisti che devono calarsi nell’equilibrio di un nucleo familiare, ogni Comportamentalista dovrebbe entrare in punta di piedi in casa dell’animale che ha bisogno del proprio aiuto e concentrarsi su ogni singolo componente della famiglia che forma un fragile e magnifico mosaico d’amore da preservare a ogni costo.
Dopo il successo del Seminario sul comportamento del gatto domestico, Costanza De Palma ha organizzato un nuovo incontro sul comportamento del cane che si terrà il prossimo 18 settembre, a partire dalle ore 16, presso la Casa della Cultura di Villa De Sanctis a Roma.


Sempre più famiglie in tutto il Mondo hanno uno o più componenti a quattro zampe che è importante conoscere e comprendere: in cosa consiste il tuo mestiere? Di cosa si occupa un’etologa comportamentalista di grande esperienza come te?

Al giorno d’oggi il numero degli animali di affezione, in particolar modo cani e gatti, è in aumento in tutti i nuclei familiari. Sembra che la quantità di gatti di casa, negli ultimi anni, abbia addirittura superato quella dei cani, ma è difficile dirlo, dato che si tratta di una razza meno censita rispetto ai cani. Il mio lavoro, in qualità di Etologa, consiste proprio nell’osservare e nel leggere il comportamento di questi animali, interpretandolo a seconda della specie. In questo modo riesco ad accorgermi della presenza di anomalie nel comportamento del singolo animale o dell’intera famiglia, in base all’ambiente in cui vivono tutti i componenti. Di solito vengo contattata direttamente dai proprietari degli animali, i quali si rendono conto che qualcosa non va, perché hanno notato comportamenti insoliti da parte dei loro cuccioli e sono desiderosi di ricevere consigli efficaci per risolvere i problemi che, di fatto, vanno a minare tutta l’armonia del nucleo familiare. A questo punto, in qualità di Comportamentalista non veterinaria, ma comunque qualificata a livello universitario, osservo le anomalie che mi vengono segnalate e cerco di andare alla radice del problema suggerendo delle tecniche specifiche da adottare per risolvere i casi e non prescrivendo farmaci che, in questi casi, non considero necessari. Al massimo utilizzo ferormoni o integratori nutrizionali del tutto naturali che diminuiscono lo stress degli animali andando ad agire sui disequilibri in atto. Come comportamentalista, infatti, sono in grado di diagnosticare eventuali patologie comportamentali e quindi di istruire non l’animale, come farebbe un addestratore o un educatore, ma il proprietario, assieme a tutta la famiglia, sui metodi da adottare per risolvere il problema specifico. Le mie visite sono sempre domiciliari, perché è fondamentale osservare l’animale nel proprio ambiente quotidiano dato che è lì che c’è il cuore del problema e suggerisco al proprietario cose deve e cosa non deve fare, rendendolo più sicuro di sé nella gestione del proprio animale e nella convivenza a sei zampe.

Cosa ti ha spinto a intraprendere questo percorso professionale? Quanto sono importanti l’intuito, la preparazione e la formazione continua nel tuo mestiere?

Sin da piccola ho iniziato ad amare la natura e gli animali e questa passione mi ha portato a laurearmi in Scienze Naturali. L’etologia e, in particolare, lo studio del comportamento delle varie specie animali mi ha sempre interessata. La mia prima grande esperienza è stata la tesi sperimentale che è durata tre anni e che mi ha condotto alla pubblicazione su una nota rivista del settore. Il progetto consisteva in uno studio pilota sulle varie personalità dei cani di canile per migliorare la qualità delle adozioni, associando i profili degli aspiranti proprietari col cane ideale. Questo studio di etologia prettamente classica mi ha fatto comprendere che molti cani che vivono in condizioni di stress hanno dei comportamenti in comune che ripetono al fine di abbassare il livello di tensione alla quale li porta l’ambiente circostante. Per migliorare queste circostanze, quindi, mi sono resa conto che avevo bisogno di andare oltre l’etologia e mi sono concentrata sullo studio delle tecniche utili per risolvere questo tipo di problemi, decidendo così di intraprendere il percorso per diventare comportamentalista. A tale scopo ho dovuto conseguire un Master di Secondo Livello alla Normale di Pisa nella facoltà di Medicina Veterinaria nell’unico anno in cui era consentito l’accesso anche ai non veterinari e ho realizzato il mio sogno. Ho, dunque, acquisito le basi per aiutare i proprietari a migliorare i rapporti coi propri animali in caso di necessità, iniziando a lavorare in proprio.
Successivamente ho collaborato anche con l’E.N.P.A., Ente Nazionale Protezione Animali, aprendo una rubrica online sul loro sito, grazie alla quale potevo rispondere gratuitamente a tutti coloro che mi scrivevano per chiedere consigli sui comportamenti da adottare coi loro animali. La rubrica ha avuto, fin da subito, un grande successo, perché all’epoca, nei primi anni duemila, c’era la tendenza, da parte di molti veterinari, a somministrare psicofarmaci nel caso in cui gli animali manifestassero strani comportamenti, apparentemente inspiegabili, oppure ad affidarsi ad addestratori che utilizzavano metodi coercitivi, mentre io, contraria a queste tecniche, ho iniziato a fornire delle alternative più che valide, cercando di aprire gli occhi ai proprietari degli animali. Questa è stata la mia grande battaglia: cercare di far comprendere che il danno collaterale causato dall’uso prolungato di uno psicofarmaco su un animale rischia di portare a conseguenze ben peggiori dei problemi comportamentali per i quali se ne è fatto uso. Ciò che bisognerebbe sempre fare, invece, è lavorare sulla relazione tra proprietario e animale, intervenendo là dove si innescano meccanismi sbagliati.
Oltre a questa esperienza davvero molto formativa ho continuato ad aggiornarmi, collaborando con altre riviste del settore e anche portando alcune iniziative presso le scuole, per sensibilizzare i bambini ad avere un comportamento corretto coi propri animali, ma il modo migliore per tenersi sempre al passo in questo mestiere è continuare con le visite domiciliari, perché ogni caso è a sé e ogni animale ha racchiuso al proprio interno un mondo che deve essere esplorato con cura e con rispetto da parte di chiunque lo circondi, così come ogni famiglia ha la propria storia. Non si possono proporre terapie preconfezionate perché, in questi casi, le variabili sono praticamente infinite.
Questo settore è in crescita, soprattutto in Italia, e tenersi aggiornati è importante, perché ci sono sempre nuovi studi che è interessante approfondire, sia per acquisire sempre maggiore professionalità, sia per avere risultati sempre più soddisfacenti. Si tratta di un mestiere che mi appassiona a tal punto, che non credo che potrei farne un altro!

Tra pubblicazioni e seminari, sei sempre in prima linea per promuovere la divulgazione a beneficio sia degli animali, sia delle loro famiglie. Diffondere la cultura del rispetto per i nostri amici a quattro zampe potrebbe aiutare, secondo te, a sconfiggere fenomeni odiosi come l’abbandono, il randagismo e i maltrattamenti? E in che modo?

La divulgazione è fondamentale per garantire che il rispetto e la dignità siano sempre alla base dei rapporti che intrecciamo coi nostri animali. Tuttavia ci sono anche alcuni accorgimenti pratici che sarebbero utili per sconfiggere alcuni tra questi fenomeni dilaganti. Molti veterinari, ad esempio, sono concordi nell’affermare che, per combattere il randagismo, la sterilizzazione è fondamentale. Al randagismo, infatti, è strettamente legato il fenomeno degli abbandoni, soprattutto di cucciolate, cosa che innesca circoli viziosi destinati a ripetersi all’infinito se non vi poniamo un freno sterilizzando i nostri cuccioli.
Oggi le persone che amano gli animali sono la maggioranza e la sensibilità verso i nostri amici a quattro zampe è in crescita. Lo dimostrano tutte le Associazioni e le strutture che mirano a facilitare i rapporti tra animali e proprietari nella vita quotidiana e che sono in aumento. Le persone si informano, frequentano corsi e seminari e sono solidali tra loro contro coloro che, invece, ancora disprezzano gli animali e vorrebbero far loro del male.

Raccontaci un episodio, un aneddoto, una storia che è rimasta particolarmente impressa nella tua memoria di professionista e nel tuo cuore di donna.

Ci sono stati tantissimi casi che mi hanno colpito nel profondo e che ancora mi porto dentro. Ogni storia è a sé e mi ha trasmesso qualcosa che mi ha fatto crescere, ma una di quelle che ricordo con maggiore affetto è la storia di una gatta che è stata la prima ad essere adottata da una famiglia e che, in seguito all’arrivo di altri gatti in casa, ha iniziato a distaccarsi dalla proprietaria la quale, pur affannandosi in tutti i modi, non riusciva a recuperare la situazione. La gattina aveva perfino smesso di mangiare a aveva cominciato a strapparsi il pelo, manifestando così tutto il suo disagio. La proprietaria era davvero addolorata, ma, presa com’era, non riusciva a venire a capo del problema, così, osservando il tutto con occhio esterno, le ho suggerito come dare più attenzione alla gatta che soffriva la presenza degli altri e, pian piano, sono riuscita ad aiutarla, riportando la serenità in casa. Il rapporto tra un proprietario e il proprio animale è di fatto un rapporto d’amore paragonabile a quello che si può avere con un figlio, quindi, a volte, è necessario che qualcuno ci suggerisca come affrontare determinate situazioni di difficoltà quando noi stessi siamo così coinvolti, da non riuscire a vedere la via giusta da percorrere.

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.

Visto il grande successo del Seminario che ho organizzato lo scorso aprile sul comportamento del gatto domestico, ho deciso di preparare un nuovo incontro sul comportamento del cane che si terrà il prossimo 18 settembre, alle ore 16, alla Casa della Cultura di Villa De Sanctis a Roma. Spero, inoltre, di riuscire a concludere un libro che sto scrivendo, il quale raccoglierà una serie di casi dei quali mi sono occupata in tanti anni di professione, in modo da fare luce su ogni singola problematica con suggerimenti e accortezze a beneficio dei proprietari di cani e gatti.

www.costanzadepalma.it

venerdì 19 agosto 2016

Tre buone ragioni per cui avere trent’anni è meglio che averne venti


Sembra incredibile, ma il terribile traguardo è stato raggiunto: ieri siamo diventati maggiorenni e oggi, non solo non siamo più teenager, ma abbiamo varcato la soglia dei trent’anni molto più in fretta di quel che credevamo. Niente panico, ormai ci siamo dentro, quindi facciamo un grosso respiro e… riflettiamo! Fine delle sbronze e tempo di bilanci? Non esattamente! Mettiamo da parte per un istante l’orologio biologico, il contratto di lavoro ancora precario e quel capello che… non può essere bianco, deve essersi schiarito con l’acqua del mare e la luce del sole dell’estate! Di sicuro la schiena qualche volta si fa sentire, i sabati sera sul divano cominciano a essere più allettanti delle ore piccole nel solito locale e, stipendio permettendo, stiamo iniziando a pensare sempre più seriamente di destinare a qualcun altro la stanza degli ospiti, ma non tutto è perduto! Ecco le nostre tre buone ragioni per cui avere trent’anni è meglio che averne venti…

1.      Siamo più consapevoli, ma non meno coraggiosi. Qualche sogno lo abbiamo già realizzato, ma non perdiamo la speranza per quelli che ancora sono rimasti nel cassetto. Smartphone, tablet e social network hanno influenzato la nostra crescita, ma siamo nati ai tempi dei videoregistratori e delle musicassette e sappiamo bene che non tutti i nastri possono essere riavvolti, ma ci si può sempre registrare sopra!

2.     Siamo più indipendenti, ma non meno incoscienti. Forse l’indipendenza economica sarà ancora lontana, ma l’indipendenza dello spirito è ormai a portata di mano. Siamo meno condizionati da amici, parenti e genitori perché conosciamo meglio noi stessi, ma quel pizzico di incoscienza che ci fa ancora sentire dei ragazzini con tutta la vita davanti non abbiamo nessuna intenzione di perderlo.


3.   Siamo più determinati, ma non meno divertenti. La determinazione che nasce dall’esperienza ci rende non solo più saggi, ma anche più indulgenti con noi stessi. Siamo meno intransigenti e più pazienti solo con chi merita realmente il nostro tempo e le nostre premure, perché abbiamo scoperto alcuni dei nostri limiti e sappiamo quando vale la pena di superarli, ma questo non ci rende meno divertenti, goliardici e scanzonati di prima. 

venerdì 12 agosto 2016

Elisa Ceccuzzi: la mia vita da Food Blogger


Dopo il grande successo del post dedicato al binomio tra letture estive e cucina, progettato e scritto a quattro mani, conosciamo meglio Elisa Ceccuzzi, una delle food blogger italiane più amate e seguite del Web per l’originalità del suo Blog, Kitty’s Kitchen. Accanto alle straordinarie ricette provenienti da tutto il mondo, questo interessante Blog ha la particolarità di essere impreziosito dalle splendide foto scattate dalla stessa Elisa. L’idea di condividere questa passione per la cucina col popolo dei naviganti è nata già alcuni anni fa e, nel corso del tempo, non si è certo limitata alla pubblicazione di piatti e ricette, ma è cresciuta, grazie anche all’approfondito percorso formativo che Elisa ha intrapreso in campo gastronomico, a partire dall’affascinante mondo dei vini. Ma il food blogging non è solo tastiera e fornelli: ciò che rende davvero speciale questo mondo apparentemente solo virtuale sono gli eventi e gli incontri che hanno per protagonisti i blogger, i cui punti di vista sono tenuti in considerazione sempre maggiore, sia da parte dei semplici appassionati di cucina e di cibo, sia da parte degli Chef e dei ristoratori. Con la sua semplicità e il suo talento, assieme ai vivaci colori dei suoi piatti, Elisa Ceccuzzi è riuscita mantenere a livelli di eccellenza la propria attività di blogger, portandola avanti con successo nel corso degli anni e dimostrando che il blogging può andare ben oltre la moda del momento solo se unito al grande amore e al rispetto per i temi che si trattano.



Col tuo fantastico Blog “Kitty’s Kitchen” sei stata tra le prime in Italia a immergerti nel mondo del food blogging. Cosa ti ha spinto a intraprendere questa strada?

Senz’altro la grande passione per la cucina. Mi è sempre piaciuto cucinare: guardavo mia nonna farlo e desideravo anche io replicare le preparazioni che faceva lei con grande maestria.
Da lì al food blogging il passo non è stato proprio immediato, negli anni ho iniziato a leggere sempre più assiduamente blog e forum riguardanti l’argomento, tanto da aver accumulato un discreto numero di ricette scritte su fogli volanti e quadernini. Prendevo appunti anche mentre guardavo le trasmissioni di cucina o dalle vecchie enciclopedie di cucina di mia nonna.
Insomma, sono stata spinta a intraprendere questa strada per necessità di ordine! Sembra un po’ strano forse, ma il fatto di avere online un archivio di tutte le ricette sperimentate mi è utilissimo quando poi desidero replicare qualcosa, è una sorta di taccuino virtuale.
Dico sempre che il blog è più utile a me che agli altri!

Una delle particolarità che rende speciale il tuo Blog, oltre alle golose ricette che proponi, sono le foto dei tuoi piatti che scatti personalmente. Come sei riuscita a coniugare la passione per la cucina con quella per la fotografia?

Non so, in effetti, se sono riuscita davvero a coniugare la passione per la cucina a quella per la fotografia: all’inizio ero proprio una schiappa a far foto, ma in questi anni ho seguito corsi, comprato attrezzatura migliore, ho letto e mi sono informata e, alla fine, devo ammettere che, anche se il livello delle foto ancora non mi soddisfa del tutto, sono molto migliorata rispetto a quando ero partita. Di base mi piace far foto anche al di fuori dell’ambito culinario, quindi, si può dire che il supporto fotografico si è “autoconiugato” di conseguenza per la voglia di raccontare la cucina.

La vita del food blogger non è solo computer e fornelli. Raccontaci un episodio, un aneddoto, una storia che, in questi anni, ti ha portato fuori dal mondo virtuale del blogging ed è rimasta impressa nella tua mente e nel tuo cuore.

La storia che mi viene in mente non è una sola, ma è la moltitudine di storie che riguardano tutti gli incontri meravigliosi che ho fatto. Ho incontrato persone splendide, mosse dalla mia stessa passione e desiderio di imparare. Con alcune di loro ho condiviso moltissimo: dai corsi di cucina, alle cene, agli eventi, fino a trasformare questi rapporti in vere e proprie amicizie di cui adesso non saprei più fare a meno. Ho conosciuto chi dirige siti di cucina, blog e pagine che seguivo sin dagli albori della mia passione, persone che leggevo con grande ammirazione sperando di diventare come loro, adesso queste persone le conosco personalmente e fanno parte della mia vita “reale”.

Facciamo un bilancio della tua avventura nel mondo del food blogging, tra collaborazioni, aspettative e delusioni: che consiglio ti senti di dare a chi, oggi, volesse intraprendere questo percorso, in una realtà apparentemente satura?

Vorrei partire dal presupposto che di consigli da dare non ne ho poi molti: il blog è un’attività che, a mio parere, deve venire spontanea, si deve avere voglia di condividere e tanta passione. Io curo il mio blog in maniera amatoriale, non ho ricavi che mi consentono di vivere con questa attività, pertanto non mi sento di dare consigli da manager o di come spuntarla nel mondo di coloro che sono così bravi da esser riusciti a tirarne fuori una vera e propria attività commerciale.
Certo la cosa che mi sento di dire è che scrivere un blog per diversi anni, va un pochino al di là di quello che è l’entusiasmo iniziale, ci vuole anche impegno, dedizione e un’attenta programmazione.

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.


Attualmente? Attualmente penso alle vacanze! Ma a settembre ripartirò con qualche corso di degustazione vino per gli amici e, spero, qualche progetto editoriale, ma non voglio ancora sbilanciarmi troppo dato che è un progetto ancora embrionale.

www.kittyskitchen.it